Il Castello

Col suo design moderno, la chiesa di Sant'Anna ha una grande importanza per la cittadinanza afragolese.

La chiesa ha una pianta rettangolare, costituita da un'unica navata.

Essa si presenta su due livelli: un primo livello dove si sviluppa principalmente la chiesa e un secondo livello costituito da un soppalco dove sono presenti altre panche per i fedeli.

La Chiesa di Sant'Anna presenta una facciata semplice e moderna, in linea con lo stile architettonico del XX secolo. L'aspetto esterno è privo di decorazioni storiche elaborate, ma riflette un’estetica minimale e solida, che valorizza l’architettura contemporanea dell’edificio.

La chiesa dispone di due cappelle principali:

  • Cappella del SS. Sacramento: Una cappella semplice ma elegante, rivestita in marmo bianco, che ospita una vetrata con angeli in adorazione (1990) e un rosone del 1970, aggiungendo un’atmosfera solenne e di raccoglimento.
  • Cappella di Sant'Anna: Situata alla sinistra dell’ingresso, questa cappella ospita le statue di Sant'Anna e Santa Lucia, realizzate in cartapesta e custodite in un'edicola bifora, esempio dell’artigianato religioso locale.

Nonostante la semplicità dello stile, la chiesa è arricchita da alcune decorazioni di notevole valore:

  • Mosaico di Cristo Re: Creato nel 1973 dal professor Pasquale Capone, questo mosaico rappresenta Cristo come Re e Signore dell’Universo e si trova al centro del presbiterio.
  • Crocifisso in legno: Collocato nel presbiterio, questo grande crocifisso è un’opera della scuola di Ortisei in Val Gardena (2009), dove Cristo è raffigurato come Re e Signore.
  • Via Crucis: Lungo le pareti della chiesa, troviamo una Via Crucis in ceramica di Deruta (1990). Le prime due stazioni raffigurano simboli locali, con immagini della Chiesa Parrocchiale e del Municipio di Afragola.
  • Vetrate colorate: Le vetrate della facciata presentano simboli mariani, con un rosone centrale raffigurante l’Annunciazione e due finestre laterali decorate con altri simboli della Vergine.

Il pavimento della Chiesa di Sant'Anna è realizzato in graniglia di marmo, con campiture interne circondate da greche decorative. Le cromie e i motivi del pavimento hanno ispirato anche le pavimentazioni dell’intero complesso architettonico, creando un’unità estetica che contribuisce all’armonia dell’intero ambiente.

Il presbiterio è il cuore della chiesa, dominato da un grande Crocifisso in legno realizzato dalla scuola di Ortisei in Val Gardena. La figura di Cristo è rappresentata come Re e Signore, in una postura maestosa e solenne, che attira l’attenzione dei fedeli e rappresenta un richiamo forte alla spiritualità.

1381
Un feudo senza fortezza

Sebbene radicate leggende popolari, spesso tramandate senza verifica, narrino di una fondazione avvenuta nel XIV secolo per mano della regina Giovanna I d'Angiò, i documenti notarili svelano una realtà ben diversa. Quando nel maggio del 1381 i sovrani Carlo III di Durazzo e la consorte Margherita vendettero la parte feudale di Afragola ai fratelli della potente famiglia Capece-Bozzuto, nell'atto di vendita non vi era alcuna menzione di un "Castrum". Si parlava esclusivamente di diritti feudali, di terre e di una "villa", lasciando intendere che la grande struttura fortificata che oggi domina l'immaginario collettivo non fosse ancora stata eretta, o quantomeno non nella sua forma imponente.

1388
Il "Fortillicium" e i rifugi reali

In un periodo storico turbolento, segnato dalle aspre lotte dinastiche per il controllo del Regno di Napoli tra i sostenitori del giovane re Ladislao (i Durazzeschi) e quelli di Luigi II d'Angiò, Afragola si trovò al centro di manovre militari. Le cronache del tempo riferiscono che la regina Margherita, madre di Ladislao, cercò più volte riparo in queste terre per sfuggire alle truppe nemiche. Tuttavia, la struttura che la ospitò viene descritta dalle fonti come un "fortillicium": non ancora un castello vero e proprio, ma probabilmente una masseria fortificata o una torre di avvistamento, situata al "declivio" di Afragola, capace di offrire una prima linea di difesa e di ospitare guarnigioni mercenarie durante le fasi più critiche del conflitto.

1444
La fondazione del maniero aragonese

La vera genesi del Castello come imponente macchina da guerra e residenza nobiliare si colloca nel XV secolo, sotto la dinastia Aragonese. Fu Nicola Maria Bozzuto, feudatario fedelissimo al re Alfonso d'Aragona, a ottenere il privilegio reale di "riedificare e fortificare" una struttura preesistente, che all'epoca risultava disabitata o ridotta a rudere. È in questi anni che l'edificio assume la sua fisionomia guerresca definitiva: una struttura quadrangolare massiccia, circondata da un profondo fossato difensivo e protetta ai quattro angoli da poderosi torrioni, simbolo tangibile del potere baronale che si imponeva sul territorio agricolo circostante.

1495
L'assedio e la conquista francese

La fine del Quattrocento, il Castello era ormai una fortezza pienamente operativa e strategicamente rilevante. Durante la celebre discesa di Carlo VIII di Francia alla conquista del Regno di Napoli, il maniero si trovò sulla direttrice dell'invasione. Le cronache riportano che nell'ottobre del 1495 le truppe francesi giunsero ad Afragola ed espugnarono la fortezza ("pigliaro lo Castiello"). Il feudatario dell'epoca, Cesare Bozzuto, si trovò invischiato nei complessi giochi di alleanze e tradimenti che caratterizzarono quel convulso momento storico, subendo confische e successivi reintegri nei suoi possedimenti a seconda del mutare dei venti di guerra.

1576
Il riscatto della libertà civica

Questa data segna un punto di svolta epocale e glorioso per la comunità locale. L'Università di Afragola (l'antico Comune), stanca dei soprusi e del giogo feudale, riuscì a raccogliere l'ingente somma di 20.000 ducati per riscattare il feudo dalla famiglia Bozzuto e pagò ulteriori 7.000 ducati alla Regia Corte per entrare nel demanio regio. Con questo atto, i cittadini divennero proprietari del loro destino e dello stesso Castello, descritto negli inventari come "comodo e grande". Tuttavia, il costo della libertà fu talmente oneroso che l'amministrazione non riuscì a mantenere la proprietà dell'immobile, finendo per venderlo a pezzi a privati cittadini che iniziarono a trasformarlo in abitazioni, alterandone per sempre l'architettura militare.

1726
Il palazzo ducale e la genesi della leggenda

Dopo oltre un secolo di decadenza e frammentazione, ciò che restava del castello fu acquistato dal Duca Gaetano Caracciolo del Sole. Egli trasformò il rudere militare in una residenza signorile di campagna: fece abbattere tre dei quattro torrioni, riempì il fossato e creò giardini e fontane. Fu proprio il Duca, nel tentativo di nobilitare ulteriormente la storia della sua dimora, a inventare e diffondere la romantica leggenda degli incontri amorosi tra la regina Giovanna II e il suo antenato Sergianni Caracciolo. Fece affrescare gli interni con scene di queste presunte avventure e appose epigrafi celebrative, creando così quel mito privo di fondamento storico che ancora oggi affascina i visitatori e confonde la memoria popolare.

1805
La rinascita come Orfanotrofio della SS. Addolorata

L'ultimo e definitivo capitolo della storia del castello è scritto dalla carità cristiana. Dopo un nuovo periodo di abbandono alla fine del Settecento, il sacerdote Nicola Jenco acquistò la struttura dai Caracciolo per trasformarla in un istituto assistenziale. L'antico baluardo militare, ripulito dalle frivolezze settecentesche, divenne la sede stabile dell'Orfanotrofio della SS. Addolorata. Questa nuova funzione ha permesso all'edificio di salvarsi dalla rovina totale e di giungere fino ai giorni nostri, custodendo tra le sue mura le memorie stratificate di guerre, nobiltà, leggende e opere di bene.

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