L'assetto interno della chiesa di San Marco all'Olmo si presenta oggi con una pianta armoniosamente asimmetrica, frutto di una lunga stratificazione storica che ha progressivamente modificato l'originario e più modesto impianto seicentesco. Se in origine, infatti, la chiesa presentava solo due piccoli ambienti sul lato sinistro e dei semplici altari addossati al muro sul lato destro, i successivi lavori di fine Ottocento ne hanno mutato l'aspetto, creando un suggestivo percorso composto da quattro cappelle comunicanti sul lato sinistro e quattro archi speculari sul lato destro. Questa evidente differenza di profondità tra i due lati è dovuta alla presenza dell'attiguo oratorio della Confraternita della Santa Croce, che nel tempo ha impedito l'espansione spaziale degli ambienti di destra.
Iniziando il nostro cammino esplorativo lungo la navata sinistra, incontriamo quattro cappelle poco profonde, raccordate tra loro da piccoli varchi di intercapedine e aperte sull'aula principale tramite eleganti archi a tutto sesto.
La prima cappella, realizzata in seguito agli ampliamenti del 1886, si presenta oggi priva di un proprio altare: un tempo questo spazio ospitava il fonte battesimale, poi spostato nell'area del presbiterio, mentre oggi la sua attenzione è focalizzata su una teca che custodisce una pregevole statua in legno di San Giuseppe, opera di ottima fattura ma di autore ignoto.
Subito dopo si apre la seconda cappella, anch'essa frutto dei lavori ottocenteschi, la quale è dotata di un altare in marmo realizzato agli inizi del Novecento; la sua nicchia superiore accoglie dolcemente la statua in legno dell'Immacolata Concezione.
Proseguendo nel nostro itinerario, entriamo nella terza cappella, che insieme alla successiva rappresenta il nucleo architettonico più antico del lato sinistro, risalente alla fondazione originaria del 1615. Questo intimo ambiente è storicamente dedicato a Sant'Anna ed era anticamente impreziosito da un altare policromo. Nel 1979, tuttavia, tale altare fu in gran parte smembrato e il suo paliotto venne rimosso per fare spazio, proprio al di sotto della mensa, alla drammatica e toccante statua del Cristo deposto, un'opera plasmata dallo scultore Luigi Lebro.
Infine, la quarta cappella seicentesca, originariamente intitolata a Tutti i Santi per volere della famiglia fondatrice dei Faticato, è oggi dedicata al momento solenne della Crocifissione. Attualmente priva di altare, la cappella accoglie sul muro di fondo un crocifisso in cartapesta e ospita, con austera semplicità, il nuovo confessionale della parrocchia.
Volgendo lo sguardo verso la speculare navata destra, l'architettura ci offre una scenografica successione di quattro ampi archi a parete, che incorniciano spazi molto meno profondi ma altrettanto ricchi di storia e devozione. Tutti gli altari presenti su questo lato risalgono all'Ottocento, e le nicchie sovrastanti contengono oggi statue in legno o cartapesta che, a partire dai primi anni del Novecento, hanno gradualmente sostituito le antiche tele originali.
Il primo arco, spoglio di altare, nasconde elegantemente la piccola porta di accesso al campanile ed è arricchito da un'ampia nicchia marmorea che custodisce una statua in legno di Maria Addolorata.
Spostandoci al secondo arco, troviamo un altare in marmi policromi la cui mensa è stata ridotta nel 1979 per recuperare spazio di calpestio a favore dei fedeli nell'aula principale. La ricca nicchia dalle sinuose linee barocche posta al di sopra accoglie la statua lignea di San Lazzaro, mentre, come curiosa nota storica, sotto la mensa è stato accuratamente sistemato l'antico paliotto sottratto alla terza cappella del lato sinistro.
Il terzo arco presenta un altare marmoreo notevolmente appiattito sul muro, ma si fa ammirare per la sua imponente teca in stile neogotico, incorniciata da colonnine tortili e angeli oranti; questa raffinata struttura, donata dalla famiglia Errichiello nel 1913, alloggia la statua di Sant'Espedito.
Il nostro percorso si conclude infine al quarto arco, che contorna un semplice altare in muratura. Questo spazio, un tempo intitolato a San Giuseppe, è divenuto negli anni Venti del Novecento il fulcro della forte e radicata devozione cittadina per il Sacro Cuore di Gesù, la cui effigie, donata nel 1914, troneggia pacificamente all'interno della nicchia.