Chiesa San Giorgio

Dominando l'ampia piazza Castello, la maestosa Chiesa di San Giorgio Martire rappresenta uno dei gioielli storici e spirituali più affascinanti di Afragola.

La facciata della Chiesa di San Giorgio Martire si presenta come una struttura maestosa e imponente, rivolta a settentrione verso l'ampia piazza antistante (chiamata storicamente "largo Castello"). Realizzata in un'elegante veste settecentesca, si distingue per la sua essenzialità di forme e per il forte valore scenografico, sviluppandosi su una larghezza di 19 metri e un'altezza di 22 metri al colmo del timpano.

Il prospetto è suddiviso in due livelli principali, separati da cornicioni.

Il Primo Livello

La parte inferiore della facciata si eleva su una massiccia zoccolatura di intonaco grigio. Il raccordo con il dislivello della piazza è garantito da una scalinata di forma piramidale rettangolare composta da dieci gradini. Questi gradini, originariamente in piperno, furono sostituiti nel 1860 con gli attuali blocchi di pietrarsa per volere del parroco don Giuseppe Jazzetta, a causa dell'usura del tempo e dei danni subiti.
La superficie di questo primo livello è scandita verticalmente da sei alte lesene, disposte su piani sfalsati. Queste paraste delimitano la spaziosa e unica porta d'ingresso, contornata da una cornice semplice realizzata in basalto e muratura.

Ai lati del portale, le lesene inquadrano quattro ampie nicchie ad arco, attualmente vuote, che risaltano visivamente sul fondo grigio del prospetto. Inoltre, al di sotto della seconda nicchia posta sul lato destro, è affissa una grande lastra in marmo che commemora l'importante Congresso Eucaristico Mariano del 1954.

L'elemento artistico e devozionale di maggior spicco di questo livello è posizionato in asse con il portale d'entrata: si tratta di un'ampia edicola a lunetta che ospita un affresco di San Giorgio a cavallo nell'atto di trafiggere il drago. L'opera fu eseguita nel 1845 dal pittore afragolese Donato Vacca, sebbene oggi si presenti in parte lacunosa e con i toni cromatici sbiaditi.

Il Secondo Livello
Un aggettante cornicione, che corre per tutta la larghezza dell'edificio, separa la base dalla parte superiore. Il secondo livello appare più stretto e semplice rispetto a quello sottostante.

La sua rigidezza muraria è spezzata al centro da un imponente finestrone, che ha la funzione architettonica di inondare di luce la vasta navata interna del tempio. Questo livello è segnato ai lati da coppie di piccole lesene ed è racchiuso tra due contrafforti curvi, sormontati da cuspidi in muratura.

Il Timpano e il Coronamento
A chiusura dell'intera prospettiva si innalza uno scarno timpano triangolare. Esso sembra fondersi quasi completamente con la parete sottostante, essendone diviso solamente da un leggero cornicione piatto che, nella parte centrale, si assottiglia fino a diventare una semplice corda di intonaco.

All'interno del timpano sono presenti due bucature: un rosone lobato, racchiuso in una semplice cornice in stucco, e, proprio al vertice superiore della facciata, un piccolo occhio circolare. Entrambe queste aperture servono a dare luce al sottotetto della chiesa, coperto da tegole poste su una doppia falda inclinata.

Il campanile della Chiesa di San Giorgio Martire è un'imponente struttura architettonica progettata dal celebre architetto napoletano Mario Gioffredo (1718-1785). I lavori per la sua edificazione furono affidati all'artefice Francesco Mazzinchi, iniziarono nel 1772 e si conclusero quattro anni dopo, nel 1776, con una spesa totale che superò i cinquemila ducati.

Posizione e struttura generale
La torre campanaria si erge sul lato destro del fronte principale della chiesa, sebbene la sua mole sia in parte occultata dai casamenti della piazza circostante. A livello volumetrico, il campanile possiede una pianta quadrata di 8,30 metri per lato e raggiunge un'altezza complessiva di 34 metri, caratterizzandosi per i suoi spigoli rientrati e per i suoi quattro livelli leggermente rastremati, cioè che si restringono salendo verso l'alto.

Probabilmente, il progetto originario del Gioffredo prevedeva un ulteriore livello, una lanterna, che avrebbe dovuto dare maggiore slancio all'opera. La sua mancata realizzazione è il motivo per cui il campanile presenta oggi un aspetto tronco e particolarmente massiccio.

I quattro livelli architettonici

Basamento e primo livello
L'intera struttura poggia su un massiccio basamento rivestito in blocchi di basalto, chiuso superiormente da una lineare scorniciatura. Il primo livello presenta cantonali bugnati e un paramento in mattoni, arricchito da una finestra romboidale protetta da una grata metallica.

Secondo livello
Elevato oltre l'ampio cornicione basamentale, questo livello è decorato da massicce lesene angolari in stile dorico. Al centro si apre un grande fornice ad arco, sovrastato da un cornicione con un fregio classico composto da metope e triglifi.

Terzo livello
Più ristretto del precedente, è ornato da lesene in stile ionico. Presenta un fornice centrale con arco a tutto sesto, coronato da uno sporgente timpano triangolare sostenuto da mensole laterali.

Quarto livello
L'ultima cella campanaria è delimitata da dodici semicolonne in stile corinzio. Il fornice centrale è architravato e sormontato da un timpano ad arco poggiato su sottili mensole in muratura.

Campane e coronamento
A chiudere la prospettiva verticale vi è uno sporgente cornicione di coronamento, sovrastato da una fascia perimetrale a dentelli. All'interno dell'ultima cella sono collocate due campane: la più grande, del peso di otto quintali, risale al 1845; la seconda, più piccola, fu realizzata nel 1856 ed è stata successivamente rifusa più volte.

La sommità della torre è costituita da un solaio piano al cui centro emerge una piccola celletta a volta, sormontata da un crocifisso metallico.

Il restauro del Novecento
Originariamente il campanile era costruito con una veste in tufo a vista. Tuttavia, agli inizi del Novecento, a causa delle intemperie, la pietra iniziò a sgretolarsi causando la caduta di frammenti e mettendo in pericolo i passanti.

Per rimediare a questa situazione, tra il 1906 e il 1908 il parroco don Michele Fusco promosse importanti lavori di consolidamento. Sotto la guida dell'ingegnere Enrico Cattaneo e dell'architetto Giuseppe Pisanti, furono sostituiti i blocchi di tufo lesionati, rinforzate le armature delle campane e l'intera superficie esterna del campanile venne rivestita con un intonaco a stucco, che nascose la pietra originale.

I lavori furono affidati all'impresa Pernice di Napoli per la somma di diciassettemila lire. A memoria di questo restauro, sul primo livello del campanile prospettante su via San Giorgio fu murata una lapide dedicatoria.

Varcando la soglia della chiesa di San Giorgio, ci si ritrova immersi in un ambiente maestoso e solenne, caratterizzato da un'unica, ampia navata con una pianta a croce latina. Questo vasto spazio è stato concepito seguendo in modo rigoroso le regole architettoniche nate dal Concilio di Trento e promosse da San Carlo Borromeo: l'obiettivo era creare un grande ambiente senza ostacoli visivi, in modo che tutti i fedeli potessero concentrare la loro attenzione verso l'altare e partecipare pienamente alle funzioni.

Camminando verso il centro, si può ammirare il pavimento policromo realizzato con la tecnica del battuto "alla veneziana". La sua superficie è organizzata in ampi riquadri, attraversati nel mezzo da una passatoia di colore rosso, che è affiancata a sua volta da delicate decorazioni a forma di rombo che guidano il passo del visitatore verso il presbiterio. Le pareti laterali che accompagnano questo percorso sono ritmate da eleganti lesene, ovvero finte colonne decorative a parete, le quali si sovrappongono ai robusti pilastri che sostengono gli archi di accesso alle otto cappelle laterali, quattro per ogni lato. In alto, le pareti sono chiuse da un cornicione molto articolato che segue fedelmente le sporgenze delle lesene sottostanti, regalando a tutto l'ambiente un magnifico senso di profondità e di ricchezza scenografica.

Alzando lo sguardo, l'aula è coperta da una grandiosa volta a botte, intervallata da tre massicci archi che recano, alla loro base, delle raffinate decorazioni in stucco bianco a forma di conchiglia e graziosi motivi floreali. La grande distesa della volta è alleggerita dalla presenza di finestre, ma soprattutto dal vivace cromatismo di un ciclo di affreschi realizzato nel 1946 dal pittore Gaetano Bocchetti. Queste opere, racchiuse all'interno di poligonali cornici in stucco di gusto barocco, raccontano i momenti salienti della vita del santo patrono. Partendo dall'ingresso, le scene raffigurano la Decollazione di San Giorgio, seguita dal trionfo della sua Gloria, per poi mostrare il santo che risuscita un defunto durante una sfida di miracoli con il mago Attanasio, e infine la mistica Apparizione di Cristo a San Giorgio mentre questi si trova in carcere.

Voltando le spalle all'altare per osservare la parete d'ingresso, si nota che proprio al di sopra del vestibolo è collocata una pregevole e grande tela, inserita in una cornice rettangolare dorata. Si tratta di un'opera della fine del Settecento dipinta dal celebre artista Angelo Mozzillo e donata alla chiesa dal notaio Cesare Castaldo. Il dipinto ritrae con grande dinamismo San Giorgio a cavallo mentre abbatte il tempio pagano di Apollo, mettendo in fuga gli infedeli terrorizzati, anche se purtroppo la vista di questo capolavoro risulta un po' sacrificata proprio a causa del volume del vestibolo sottostante.

Infine, giungendo verso la fine della navata, in prossimità dell'incrocio con il transetto, si distingue sul primo pilastro di sinistra un magnifico pulpito in legno di noce. Realizzato nel 1733, questo elegante arredo presenta una compatta balaustra impreziosita da eleganti fregi dorati ed è sormontato da un suggestivo baldacchino a sbalzo, dal quale pendono dei delicati fiocchetti decorativi, arricchendo ulteriormente l'atmosfera storica e artistica della navata.

La volta è decorata da festoni e puttini, mentre nel soffitto principale della navata centrale si nota un grande affresco realizzato nel 1953 da Graziano e figli; sopra l’altare si nota un altro affresco raffigurante gli Angeli e l’Eterno sempre del Graziano.

Le otto cappelle laterali lungo la navata contengono statue, dipinti e piccoli altari dedicati a santi. Ognuna è decorata con affreschi che riflettono la devozione popolare.

Il suggestivo complesso monumentale dell'Ave Gratia Plena, noto anche come Confraternita della Santissima Annunziata, sorge in una posizione leggermente arretrata sul lato sinistro della chiesa di San Giorgio e custodisce in piccolo tutti i fasti della splendida architettura seicentesca cittadina. Le origini di questa istituzione di matrice gesuitica risalgono all'inizio del Seicento, periodo in cui fu aggregata all'arciconfraternita romana della Santissima Annunziata. Una pregevole lapide in marmo bianco, sulla quale sono scolpite le figure di alcuni confratelli in preghiera, reca la data del 15 agosto 1616 e ricorda l'antica destinazione di questo sacro oratorio, sebbene la struttura che possiamo ammirare oggi sia stata edificata principalmente verso la metà del XVII secolo.

All'esterno, l'edificio si presenta con un elegante prospetto a due ordini sovrapposti, in cui il piano terra accoglie i visitatori attraverso un luminoso pronao d'ingresso aperto da tre ampi archi. La parte superiore della facciata è invece arricchita da raffinate paraste, lesene e capitelli di stile composito, una serie di dettagli architettonici molto curati che fanno somigliare questo oratorio a esempi ben più illustri e imponenti realizzati nella città di Napoli.

Varcando l'ingresso, ci si ritrova in un avvolgente ambiente a navata unica, maestosamente chiuso da una grande volta a botte e arricchito dalla presenza di due cappelle laterali. Nonostante le spoliazioni subite nel corso del tempo, la navata centrale lascia ancora trasparire l'antica e fastosa ricchezza del luogo: si possono infatti scorgere gli spazi vuoti che un tempo erano destinati a custodire devotamente busti e reliquie di santi. Nella parte bassa delle pareti sopravvivono inoltre i resti di antichi festoni lignei, i quali venivano anticamente utilizzati dai fedeli come pratico appoggio durante le lunghe sedute per la recita dei salmi e delle orazioni.

Alzando lo sguardo verso l'alto, la volta si fa ammirare per le sue delicate decorazioni con festoni e figure di puttini. Il soffitto principale della navata e lo spazio sovrastante l'altare sono oggi dominati da grandi affreschi realizzati nel 1953 dagli artisti Graziano e figli, tra cui spicca una solenne raffigurazione degli Angeli e dell'Eterno Padre. Il percorso visivo all'interno della cappella si conclude infine nella zona del presbiterio, dove si trova un elegante altare in marmo, arricchito da semplici tarsie di diverso colore, mentre l'abside è incorniciata da una struttura decorativa dalla quale emergono dolci e suggestive teste d'angelo.

L’altare è in marmo e presenta semplici decorazioni di diversi colori. Sull’abside c'è una cornice decorata con teste d'angelo, che aggiungono bellezza e sacralità al luogo.

1131 - 1222
Le origini e le prime testimonianze documentali

La storia della Chiesa di San Giorgio Martire affonda le sue radici in epoca normanno-sveva. Sebbene un diploma del duca Sergio menzioni un beneficio intitolato a San Giorgio già nel 1131, alcuni storici ritengono che tale documento potesse riferirsi in realtà a possedimenti situati a Napoli. Tuttavia, una pergamena risalente al 1146 cita un proprietario terriero locale denominato "Sparano de Sanctu Georgiu", suggerendo con alta probabilità l'esistenza di un primitivo luogo di culto omonimo che dava il nome alla contrada.

La prima testimonianza certa dell'esistenza della chiesa risale invece all'anno 1222. In questa fase primitiva, la comunità religiosa di San Giorgio si sviluppò parallelamente o in sostituzione a quella dell'antica chiesetta di San Martino, considerata la prima chiesa di Afragola un tempo situata nella scomparsa località "La Regina". Già a partire dal 1329 si ha notizia dei "Mastri Governatori", un comitato di laici espresso dalle famiglie più facoltose a cui era affidata l'amministrazione temporale e finanziaria della chiesa.

1380 - 1408
La chiesa del castello e i legami con la corte angioina

Intorno al 1380, in concomitanza con esigenze militari, l'edificio subì un primo importante rimaneggiamento. Secondo antichi documenti riportati dalla storiografia locale, la regina Giovanna I d'Angiò ordinò la costruzione di un castello o fortilizio per difendere la "Villa delle fragole" dalle incursioni nemiche e, per comodità dei soldati di presidio, fece edificare o ampliare l'adiacente chiesa dedicandola a San Giorgio.

Questa chiesa trecentesca era di forma rettangolare, molto più piccola e disadorna di quella attuale, e presentava un ingresso rivolto ad occidente. L'importanza strategica e politica assunta dalla chiesa è confermata dalla presenza della lastra tombale marmorea di Matteo Arcane, morto il 26 ottobre 1408. Egli era camerario della regina Margherita di Durazzo, madre del re Ladislao.

1570 - 1575
L'erezione a parrocchia e i nuovi ordini religiosi

Nel clima di rinnovamento spirituale successivo al Concilio di Trento, la chiesa fu formalmente eretta a parrocchia. La data di questo evento oscilla tra il 1570 e il 1575, anni in cui ebbero inizio le regolari registrazioni nei libri dei battezzati e dei matrimoni.

Il primo parroco designato a guidare la comunità fu don Marcantonio Castaldo. Pochi anni dopo, nel 1583, le autorità cittadine richiamarono ad Afragola i frati Domenicani, inizialmente ospitati proprio in una casa contigua alla parrocchia di San Giorgio prima di edificare il loro convento definitivo.

1688 - 1702
Il terremoto e la grandiosa ricostruzione in stile Barocco

Il 5 giugno 1688, vigilia di Pentecoste, un devastante terremoto colpì la regione campana e sannita, riducendo l'antica chiesa medievale a un cumulo di rovine.

Di fronte a tale disastro, il parroco don Alessio Castaldo e i governatori decisero di ricostruire l'edificio di sana pianta, dotandolo di proporzioni monumentali e di un nuovo orientamento con la facciata rivolta a settentrione.

I lavori iniziarono con la posa della prima pietra il 25 aprile 1695 e il nuovo tempio fu solennemente aperto al culto il 17 dicembre 1702. La nuova architettura presentava una pianta a croce latina con un'unica navata e otto cappelle laterali, secondo i canoni della Controriforma.

1741 - 1776
Il completamento architettonico

Nel corso del Settecento la chiesa si arricchì di importanti elementi architettonici.

Nel 1741 fu completata la cupola ottagonale, che si innalza all'incrocio tra la navata e il transetto. Tra il 1755 e il 1766 lo scultore napoletano Crescenzo Trinchese realizzò l'imponente altare maggiore e la balaustra in marmi policromi.

Infine, tra il 1772 e il 1776, l'architetto Mario Gioffredo progettò e diresse la costruzione del campanile, destinato a diventare uno degli elementi più riconoscibili dello scenario urbano di Afragola.

1845 - 1946
Abbellimenti pittorici e restauri

Nel 1845 il pittore afragolese Donato Vacca realizzò l'affresco raffigurante San Giorgio a cavallo nella facciata principale.

Nel 1891 un fulmine provocò gravi danni alla chiesa, distruggendo l'altare di San Gennaro. Per questo motivo tra il 1906 e il 1908 furono realizzati importanti lavori di consolidamento della facciata e del campanile.

Un nuovo ciclo decorativo fu realizzato nel 1946 dal professor Gaetano Bocchetti, che affrescò le volte della navata e i pennacchi della cupola con scene dedicate alla vita di San Giorgio e ai Quattro Evangelisti.

1954
Il Congresso Eucaristico

Dal 17 al 24 ottobre 1954 la parrocchia ospitò un importante Congresso Eucaristico Mariano. L'evento vide la partecipazione del cardinale Marcello Mimmi, arcivescovo di Napoli, insieme a numerosi vescovi italiani ed esteri.

Per preparare la chiesa a questa solenne occasione, il parroco monsignor Pasquale Iazzetta promosse una vasta campagna di restauri che interessò l'intero tempio, consolidando le strutture e rinnovando gli altari.

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