Iniziando il nostro percorso lungo la navata destra della chiesa di Santa Maria d'Ajello, ci troviamo in uno spazio che si articola in sei ambienti quadrangolari, nati in gran parte dai lavori di ampliamento strutturale eseguiti alla fine del Cinquecento. Dal punto di vista architettonico, i primi quattro spazi si presentano come altari addossati al muro perimetrale e coperti da piccole cupole emisferiche, mentre gli ultimi due (la quinta e la sesta cappella) si configurano come vere e proprie profonde cappelle laterali, la cui edificazione è antecedente alla ricostruzione rinascimentale del tempio.
NAVATA DESTRA
Prima Cappella: Cappella di San Pio da Pietrelcina Il primo ambiente che incontriamo lungo il nostro cammino è oggi dedicato alla devozione per San Pio da Pietrelcina. In questo vano, che fino agli inizi dell'Ottocento era deputato ad accogliere l'antico fonte battesimale e che in seguito è rimasto a lungo spoglio e privo di altare, è stata infatti collocata in tempi recenti una statua raffigurante il celebre santo cappuccino, offrendo al fedele un immediato luogo di raccoglimento.
Seconda Cappella: Cappella della Madonna del Carmine Proseguendo, si apre la seconda cappella, storicamente intitolata alla Madonna del Carmine. L'ambiente è impreziosito da un elegante altare a mensa intarsiata risalente all'Ottocento. Curiosamente, la pala d'altare, dipinta nel 1695 dall'artista Alessandro Viola, non raffigura la titolare, ma ritrae San Giovanni Battista nel deserto, dipinto con in mano una croce astile e un cartiglio, affiancato da un agnello simbolo del Cristo. Questo singolare scambio di dipinti rispetto all'intitolazione originale è avvenuto all'inizio degli anni Dieci del XXI secolo, per ragioni che non sono mai state ufficialmente spiegate.
Terza Cappella: Cappella di Cristo Pantocratore Il terzo spazio è originariamente legato alla nobile famiglia Muti e un tempo era intitolato a Sant'Antonio Abate. Oggi vi campeggia una pala ottocentesca che raffigura il Redentore (o Cristo Pantocratore) nell'atto solenne di reggere il Globo sormontato da una croce, dolcemente attorniato da angeli. L'altare che si ammira in questa sede non è quello originario, bensì una preziosa opera in marmi policromi del 1670 appartenuta all'estinta Confraternita del Santissimo Sacramento. Esso presenta un ciborio e una mensa sostenuti da due piedistalli, con un bellissimo intarsio nel paliotto che illustra l'immagine della Sacra Specie contenuta nell'Ostensorio.
Quarta Cappella: Cappella di San Giovanni Battista Giunti al quarto ambiente, storicamente intitolato a San Giovanni Battista, troviamo un altare dalle linee molto semplici in marmo bianco, realizzato nel 1837. A causa del medesimo e inspiegabile spostamento di opere citato in precedenza, qui è attualmente ospitata la pala ritraente la Madonna del Carmine, un'opera purtroppo visibilmente impolverata e lesa dal tempo, che originariamente avrebbe dovuto trovarsi nella seconda cappella.
Quinta Cappella: Cappella del Presepe (o di San Giuseppe) La quinta cappella segna l'inizio degli ambienti più spaziosi e profondi della navata. Questo spazio rappresenta il nucleo architettonico più antico in assoluto, essendo persino anteriore alla fondazione della chiesa stessa, e tra il XVII e il XVIII secolo ospitò la Congregazione della Disciplina, che annoverava le famiglie più illustri del paese. Al suo interno si ammirano due affreschi settecenteschi di autore ignoto raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Circoncisione di Gesù, oltre alle statue lignee ottocentesche di San Giuseppe, San Gioacchino e Sant'Anna. Il vero gioiello qui salvato è l'affresco della Madonna di Costantinopoli, un'opera della prima metà del Cinquecento traslata in epoca contemporanea dalla chiesetta rurale di Santa Maria la Nova (nota come "Scafatella") per preservarla dai continui tentativi di furto.

Sesta Cappella: Cappella del Battistero Il nostro itinerario si conclude nell'ultima cappella, un tempo intitolata al Corpus Domini o alla Cena. Lo spazio, scandito da una morbida volta a botte, custodisce un gruppo scultoreo in legno del XVII secolo che raffigura la Madonna assunta tra gli angeli. A dominare incontrastato il centro dell'ambiente è però il superbo fonte battesimale in marmo bianco, magistralmente scolpito a forma di navicella adagiata su un piedistallo ornato da una testina d'angelo. Quest'opera d'eccellenza, divenuta uno dei pezzi d'arte più pregiati dell'intero complesso, fu commissionata dai governatori della chiesa e realizzata nel 1595 dall'artista Fabrizio di Guido.

NAVATA SINISTRA
Prima Cappella: Cappella della Crocifissione Iniziando il nostro cammino lungo il lato sinistro della chiesa, il primo ambiente che ci accoglie risulta oggi privo di un altare vero e proprio, ma si fa ammirare per la bella copertura a cupola suddivisa in otto spicchi. Lo spazio, un tempo sede del fonte battesimale, attira l'attenzione per la presenza di due opere molto suggestive: la statua lignea della Deposizione e, soprattutto, un intenso dipinto realizzato nel 1787 dal noto pittore afragolese Angelo Mozzillo. Questa pregevole tela raffigura l'Addolorata ai piedi della croce, dolcemente affiancata dalle figure di San Biagio e San Francesco di Paola, immersi in un'atmosfera di composta sofferenza.
Seconda Cappella: Cappella delle Anime del Purgatorio Proseguendo l'esplorazione, la seconda cappella si lega intimamente alla storia dell'estinta Congregazione di Santa Maria del Suffragio, comunemente conosciuta dal popolo come congrega "del Purgatorio". Sull'altare campeggia una tela, siglata e datata 1787, che mostra la Vergine del Carmine e il Bambino, teneramente circondati da schiere di angeli e santi. Un dettaglio di grande fascino e forte impatto emotivo è costituito dai due bassorilievi in marmo incassati nel muro ai lati del dipinto, i quali raffigurano con impressionante realismo le anime purganti avvolte dalle fiamme.
Terza Cappella: Cappella di Sant'Andrea Apostolo Il terzo spazio, arricchito da un semplice ma elegante altare in marmi policromi, ospita una pala pittorica che purtroppo reca i pesanti segni del tempo, mostrando vistose abrasioni. L'opera ritrae la Vergine incoronata con il Bambino, solennemente accompagnata dalle figure di San Giovanni Battista e Sant'Andrea Apostolo. Nonostante il cattivo stato di conservazione, il dipinto si lascia ancora apprezzare per la dolcezza del volto di Maria e per il suggestivo realismo naturalista che caratterizza il paesaggio sullo sfondo della scena.
Quarta Cappella: Cappella di San Nicola di Bari Giunti al quarto ambiente, ci troviamo di fronte a un raffinato altare barocco risalente alla seconda metà del Seicento, che reca alla sua base gli stemmi gentilizi della famiglia afragolese dei Corcione. La struttura marmorea è impreziosita da un armonioso ciborio, sormontato da una candida scultura che rappresenta la colomba dello Spirito Santo. La tela principale della cappella è invece dedicata a San Nicola, vescovo di Mira, che viene ritratto dall'ignoto autore in una luminosa dimensione celestiale, dolcemente circondato da angeli.
Quinta Cappella: Cappella della Madonna del Carmine La quinta cappella ospita un altare eretto nel 1767, come testimonia un'antica epigrafe marmorea posta a ricordo delle disposizioni dettate dal cardinale Spinelli durante una sua visita pastorale. La vivace pala d'altare mostra la Vergine del Carmine adorata da due figure molto particolari: da un lato San Giovanni Eremita, ritratto in modo insolitamente disinvolto a torso nudo, e dall'altro il patrono San Gennaro. Quest'ultimo indossa i ricchi paramenti episcopali e stringe saldamente nella mano destra l'ampolla del sangue, chiaro e devoto richiamo al celebre prodigio partenopeo.
Sesta Cappella: Cappella della Madonna delle Grazie Il nostro percorso lungo la navata sinistra si chiude magnificamente nella sesta e ultima cappella, un tempo luogo di preghiera privato delle famiglie Castaldo e Guerra. L'ambiente è dominato da un'imponente e superba ara marmorea seicentesca, il cui paliotto centrale è squisitamente decorato da una croce intarsiata tra volute e motivi floreali. Al centro dell'altare, racchiusa in una cornice di marmo, spicca una pala dipinta su tavola lignea che raffigura la Vergine delle Grazie col Bambino, dolcemente implorata da un nobile devoto identificato come Jesso. Questo affascinante dipinto, dai colori ricchi e dalle forme armoniose, è stato da molti studiosi attribuito a un talentuoso, seppur anonimo, artista di scuola fiamminga.