Chiesa di Santa Maria d'Ajello

La Chiesa di Santa Maria d’Aiello, tra le più antiche di Afragola, risale all'XII secolo. Custodisce preziose opere d’arte ed è un simbolo storico e culturale della città.

Avvicinandosi alla Chiesa di Santa Maria d'Ajello, si viene accolti da un ampio e maestoso sagrato pavimentato con scuri lastroni di basalto. Su questa superficie spiccano, come eleganti elementi decorativi, due grandi stelle a otto punte realizzate in pietra bianca, al cui centro è incisa la data della loro sistemazione, il 1891.

Alzando lo sguardo verso la facciata, si nota una struttura armoniosa divisa orizzontalmente in due livelli da un cornicione sporgente. Al piano inferiore si aprono due portali d'ingresso incorniciati in piperno, una pietra scura molto utilizzata nell'architettura campana, e sormontati da decorazioni a timpano realizzate in stucco. La particolarità di questi ingressi è la loro disposizione asimmetrica: le porte consentono infatti l'accesso alla navata centrale e a quella di sinistra, mentre l'ingresso corrispondente alla navata di destra non è visibile dalla piazza. I portoni sono inoltre elegantemente affiancati da coppie di lesene, ovvero finte colonne decorative appoggiate al muro.

Passando al secondo livello, il disegno architettonico riprende in asse con le porte sottostanti e presenta due finestre, caratterizzate da una curiosa illusione visiva: solo la finestra di destra è una vera apertura, pensata per far entrare la luce naturale nella navata centrale, mentre quella di sinistra è un finto infisso, realizzato esclusivamente per mantenere l'equilibrio e l'armonia della composizione, dato che la navata retrostante risulta essere più bassa. A chiudere questa facciata vi è un grande timpano posto sulla sommità dell'edificio, al cui centro spicca un medaglione che custodisce il monogramma dedicato alla Vergine Maria, mentre a dominare l'intera struttura svetta verso il cielo una delicata croce in ferro battuto.

Spostando lo sguardo proprio sul lato destro della facciata, si scopre il motivo dell'asimmetria degli ingressi: l'attenzione viene infatti catturata dalla presenza imponente del campanile, che si innalza fiero nascondendo la porta della navata destra e dominando visivamente l'intera piazza. Questa massiccia torre quadrata, che raggiunge un'altezza di circa quarantacinque metri, è elegantemente suddivisa in tre livelli sovrapposti. La sua estetica è caratterizzata da una solida ossatura che alterna strati di tufo a file di mattoni, mentre sporgenti cornicioni e robusti spigoli realizzati in scuro piperno segnano la separazione tra i vari piani, donando all'insieme un forte ma piacevole contrasto visivo.

Salendo ancora con gli occhi fino all'ultima parte della torre, oltre l'ultimo cornicione in piperno, si svela la zona più ricca di dettagli. Qui, un parapetto ornato da particolari decorazioni a forma di bottiglia fa da base a una celletta di forma ottagonale. Questa piccola struttura superiore è caratterizzata da finestre ellittiche, oggi chiuse, ed è impreziosita da un ampio medaglione che custodisce un bassorilievo raffigurante la Vergine Assunta circondata da un coro di angeli. All'interno del solido campanile trovano inoltre posto tre campane. A coronare e illuminare questa magnifica opera architettonica vi è, infine, una graziosa cupoletta interamente rivestita di maioliche, declinate in vivaci e brillanti tonalità di verde e di giallo.

Le cappelle sono 12, con 8 altari:

A destra: Cappella di San Pio da Pietrelcina, Cappella della Madonna del Carmine, Cappella di Cristo Pantocratore, Cappella di San Giovanni Battista, Cappella del Presepe, Cappella della Cena.

A sinistra: Cappella della Crocifissione, Cappella delle Anime del Purgatorio, Cappella di Sant’Andrea, Cappella di San Nicola, Cappella della Madonna del Carmine, Cappella della Madonna delle Grazie.

La pavimentazione della chiesa di Santa Maria d'Ajello è stata rifatta negli anni Sessanta con blocchi di marmo lucido, sostituendo le antiche mattonelle in cotto maiolicato. Queste mattonelle coprivano il calpestio delle tre navate e includevano botole che conducevano alle cripte e alle fosse comuni. Le iscrizioni latine sulle botole sono andate perdute. La botola del presbiterio, datata 1842, è ora coperta dall'altare a mensa conciliare.

La navata centrale termina con il presbiterio, conclusa da un arco trionfale rifatto a metà Ottocento e sul cui apice domina il monogramma di Maria. La balaustra, opera del XVIII secolo, è costituita di marmi policromi intarsiati, e chiusa da un cancelletto di bronzo dorato con in sommità un medaglione della Vergine fra gli angeli.

1190
Le origini e la fondazione

Secondo la tradizione locale e le cronache storiche, la maestosa Chiesa di Santa Maria d'Ajello affonda le sue antiche radici nel 1190, quando fu edificata su un fertile terreno di proprietà della Curia Arcivescovile di Napoli. La leggenda narra che la sua costruzione avvenne grazie a una concessione della potente regina Costanza d'Altavilla. In questa sua prima veste, l'edificio si presentava in forme molto semplici e modeste, con un'unica navata centrale coperta da un rustico tetto a capriate in legno. La parte in assoluto più antica del tempio era costituita dalla piccola Cappella del Presepe (nota anche come Cappella di San Giuseppe), un piccolo luogo di culto che preesisteva all'edificio principale e che fu sapientemente incorporato in uno degli ambienti laterali durante le successive fasi di espansione della chiesa.

Secoli XII-XV
Il ruolo centrale nella comunità e la dignità diocesana

A partire dalla fine del dodicesimo secolo e per quasi tutto il Medioevo, Santa Maria d'Ajello divenne l'istituzione religiosa di riferimento per i cittadini di Afragola, venendo riconosciuta come la prima vera parrocchia matrice del nascente casale. Oltre a svolgere una fondamentale funzione spirituale, essa divenne il fulcro dell'aggregazione civile per la laboriosa comunità locale. La sua straordinaria importanza fu ufficialmente sancita nel 1337, quando, attraverso un antico rituale curato dall'arcivescovo napoletano Giovanni Orsini, ottenne importanti dignità diocesane. Grazie a questo prestigio, la giurisdizione e l'influenza di Santa Maria d'Ajello si estesero ben oltre i confini cittadini, arrivando a controllare anche le chiese parrocchiali dei paesi vicini come Casoria, Secondigliano, Arzano e Casalnuovo.

1528 - 1598
L'eredità Castaldi e le grandi trasformazioni architettoniche

Una svolta decisiva per l'estetica e la grandezza dell'edificio avvenne grazie alla generosità del notaio Berardino Castaldi, che con un testamento rogato nel 1528 (e divenuto operativo negli anni successivi al 1535) decise di lasciare una cospicua e ricca eredità alla chiesa. Queste ingenti risorse economiche permisero ai parroci di avviare un grandioso progetto di ingrandimento, che trasformò il tempio dotandolo delle due ampie navate laterali e del massiccio campanile in tufo, portandolo all'impostazione a tre navate che ammiriamo oggi. I cantieri furono aperti ufficialmente nel 1583, ma i lavori procedettero a rilento. A dimostrazione del vivace fermento cittadino, un documento legato a una Santa Visita episcopale del 1598 ci rivela che, a causa del continuo aumento demografico di Afragola, gli spazi della chiesa risultavano ancora del tutto insufficienti per accogliere l'incessante afflusso della grande platea parrocchiale.

XVII Secolo
Il fiorire delle Confraternite e i nuovi spazi di culto

Con l'arrivo del Seicento, la chiesa si arricchì ulteriormente, divenendo il centro pulsante della fervida e vivace devozione popolare. In questo secolo, infatti, il complesso fu allargato verso l'esterno con l'edificazione degli storici oratori dedicati alle Confraternite del Purgatorio e dell’Immacolata Concezione. Questi nuovi e raffinati luoghi di preghiera, fondamentali per l'assistenza e la carità, furono costruiti in posizione adiacente alla sede parrocchiale, creando dei suggestivi volumi architettonici molto aggettanti sul piccolo sagrato antistante l'ingresso, che finirono per abbracciare idealmente i fedeli in arrivo.

1780 - 1784
Il trionfo dell'eleganza e del Barocco napoletano

Nel quadriennio compreso tra il 1780 e il 1784, su brillante iniziativa del parroco Angelo Firelli, la chiesa fu interessata da un nuovo e radicale ciclo di lavori che non ne alterò la struttura muraria, ma ne rivoluzionò completamente l'estetica. Questo imponente restauro regalò all'edificio quel raffinato e luminoso gusto in puro stile barocco tardo napoletano che lo caratterizza attualmente. Gli interventi rinnovarono in profondità sia il prospetto della maestosa facciata principale esterna, sia le decorazioni interne, arricchendo le pareti, i cornicioni e le arcate con fastosi stucchi ornamentali capaci di infondere una sensazione di grande leggerezza e solennità all'intero ambiente.

Inizi XIX Secolo - Età Contemporanea
Gli ultimi ritocchi, il restauro del campanile e le riforme moderne
La conformazione planimetrica e gli spazi interni della chiesa raggiunsero il loro assetto e tracciato definitivo subendo le ultime, lievi modifiche agli inizi dell’Ottocento. Il diciannovesimo secolo portò in dote anche una nuova e bellissima veste per la torre campanaria: nel 1847, dopo che un fulmine ne aveva distrutto la sommità, il maestro costruttore Luigi Farinari restaurò la struttura dotandola della splendida cupola maiolicata rivestita in ceramica verde e gialla che svetta ancora oggi nel cielo afragolese. Nel corso degli anni successivi, le sole vere innovazioni furono apportate agli altari e al calpestio; in modo particolare, in seguito alle novità introdotte dalla riforma liturgica degli anni Sessanta del Novecento, lo storico e antico pavimento in cotto fu smantellato per lasciare spazio all'attuale e lucida copertura in ampi blocchi di marmo, chiudendo così la lunga evoluzione architettonica di questo prezioso scrigno di storia.
  • Posizione

    Via Santa Maria, 70, 80021 Afragola NA, Italia

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