Chiesa San Marco all'Olmo

Nel cuore di Casavico, storico quartiere di Afragola, la chiesa di San Marco all'Olmo è un significativo esempio di architettura sacra e centro di fede per la comunità.

La facciata della chiesa di San Marco all'Olmo, così come si offre oggi allo sguardo del visitatore, è il frutto di profondi rifacimenti moderni che ne hanno mutato l'antico volto. Del suo originario prospetto settecentesco, caratterizzato da eleganti forme barocche, non resta purtroppo alcuna traccia materiale. La sua memoria sopravvive unicamente in un prezioso dipinto del 1886 realizzato da Augusto Moriani, custodito nella Sala delle Adunanze Consiliari del Municipio cittadino, che ci mostra un ingresso sormontato da una piccola edicola decorativa e da un ampio finestrone trilobato, chiuso in alto da un timpano triangolare con al centro un piccolo rosone.

L'aspetto attuale dell'edificio risale invece al 1983, anno in cui il parroco don Giuseppe Delle Cave decise di rinnovare interamente il prospetto, conferendogli un misurato ed elegante stile pseudo-classico. La struttura si sviluppa armoniosamente su due livelli, separati da una fascia marcapiano che reca la dedicazione latina al Santo Evangelista. La fascia inferiore è ritmata da quattro lesene piatte, ovvero elementi architettonici simili a colonne incassate nel muro, che inquadrano il portale d'ingresso coronato da un cartiglio con l'anno di esecuzione dei lavori. Il secondo livello ospita una luminosa finestra vetrata ed è anch'esso scandito da quattro lesene, impreziosite da capitelli di stile ionico. A chiudere la composizione verso il cielo vi è un grande timpano a capanna, che accoglie al suo centro un orologio ed è dominato da una croce in ferro battuto.

Ai lati di questa luminosa struttura centrale si innalzano due elementi architettonici ben distinti. Sul lato destro spicca il campanile, che oggi ci appare con una sagoma tozza e massiccia scandita da due stretti fornici ad arco: la sua parte sommitale si conclude con una scarna cuspide a forma di piramide. Questa semplice copertura ha sostituito l'antica e più slanciata terminazione a pera di gusto barocco, andata irrimediabilmente compromessa a causa di un fulmine che ne compromise la statica negli anni Cinquanta del Novecento. Sul lato sinistro si innalza invece una sobria torretta che ospita le scale che conducono ai locali ricavati sopra le cappelle. L'intero complesso è solennemente preceduto da un ampio sagrato rettangolare, uno spiazzo rialzato rispetto al piano stradale tramite tre gradini in scuro basalto levigato. Su questo arioso piazzale, dal 1978, veglia silenzioso il busto in bronzo di don Gabriele Laudiero, penultimo parroco, pregevole opera dello scultore napoletano Antonio Lebro Jr..

A impreziosire in maniera inestimabile questa quinta architettonica vi è infine un capolavoro d'arte aggiunto in tempi recentissimi. Nell'ottobre del 2015, per celebrare solennemente i quattrocento anni dalla fondazione della chiesa, la vecchia porta in legno rivestita in lamierino è stata sostituita da un magnifico portale in bronzo. Quest'opera superba, fortemente voluta da don Delle Cave, plasmata dallo scultore Davide Stagliano e fusa nella fonderia afragolese di Vincenzo Arena, è stata solennemente inaugurata dal cardinale Crescenzio Sepe. I suoi pesanti pannelli bronzei si offrono ai passanti come un vero e proprio libro aperto, raccontando attraverso splendidi rilievi gli episodi più significativi della vita e del martirio di San Marco Evangelista, sapientemente intrecciati con le tappe fondamentali della secolare storia parrocchiale e locale.

Entrando nella chiesa di San Marco all'Olmo, il visitatore viene accolto da una struttura a navata unica e di forma rettangolare, caratterizzata da un rapporto di uno a due tra la larghezza e la lunghezza. L'impianto architettonico odierno è il frutto di progressive modifiche stratificatesi nel corso di quattro secoli, partendo da un'aula originaria seicentesca molto più piccola, lunga originariamente circa diciassette metri e larga quasi nove metri. Oggi, lo spazio si presenta armoniosamente asimmetrico: sul lato sinistro si aprono quattro cappelle comunicanti tra loro, mentre sul lato destro si susseguono quattro ampi archi a parete risalenti all'impianto originale del Seicento, i quali assolvono visivamente la funzione di una piccola navata laterale. L'intera aula si conclude poi con un'abside rettangolare, che tuttavia non faceva parte della primissima fase costruttiva dell'edificio.

Le pareti longitudinali dell'ampia navata centrale offrono un elegante colpo d'occhio: dal 1979 sono state interamente rivestite con lastre di marmo e risultano ritmate da finte paraste e piatti pilastri di sostegno per gli archi. Questi elementi verticali sono impreziositi da raffinati capitelli seicenteschi in stucco, arricchiti da motivi a fronde, cartocci e delicate teste d'angelo al centro. Alzando lo sguardo, si nota come l'aula sia oggi coperta da un solaio piano decorato da tele di soggetto sacro. Questa moderna e più semplice soluzione ha sostituito l'antica e ben più fastosa controsoffittatura a cassettoni in legno con borchie indorate del tardo Seicento, andata irrimediabilmente perduta e demolita nel 1947 a causa del suo pessimo stato di conservazione.

La storia dell'edificio si legge anche abbassando lo sguardo verso il pavimento, che ha subito numerosi e profondi mutamenti nel corso dei secoli. In origine, i fedeli camminavano su un rustico calpestio in mattoni, il quale presentava al centro ben tre botole in legno utilizzate per l'accesso alle sepolture sotterranee. Verso la metà dell'Ottocento si intervenne sistemando al centro dell'aula alcune mattonelle in ceramica decorata che recavano l'anno 1859, anche se i documenti delle visite pastorali del decennio successivo descrivono l'intera superficie nuovamente sporca, rovinata e costituita da un semplice masso di calce rattoppato. Durante il Novecento, per motivi di decoro, il parroco don Gabriele Laudiero decise di far ricoprire l'antico calpestio in cotto con un pavimento in cemento e marmettoni a scaglie colorate. Infine, si è giunti all'elegante e luminoso assetto attuale: nel 1979 il parroco don Giuseppe Delle Cave ha fatto posare un pavimento in marmo bianco, solcato al centro da una scenografica passatoia in marmo rosso che corre in asse lungo tutta la navata e guida idealmente lo sguardo verso il fulcro dell'altare maggiore.

L'assetto interno della chiesa di San Marco all'Olmo si presenta oggi con una pianta armoniosamente asimmetrica, frutto di una lunga stratificazione storica che ha progressivamente modificato l'originario e più modesto impianto seicentesco. Se in origine, infatti, la chiesa presentava solo due piccoli ambienti sul lato sinistro e dei semplici altari addossati al muro sul lato destro, i successivi lavori di fine Ottocento ne hanno mutato l'aspetto, creando un suggestivo percorso composto da quattro cappelle comunicanti sul lato sinistro e quattro archi speculari sul lato destro. Questa evidente differenza di profondità tra i due lati è dovuta alla presenza dell'attiguo oratorio della Confraternita della Santa Croce, che nel tempo ha impedito l'espansione spaziale degli ambienti di destra.

Iniziando il nostro cammino esplorativo lungo la navata sinistra, incontriamo quattro cappelle poco profonde, raccordate tra loro da piccoli varchi di intercapedine e aperte sull'aula principale tramite eleganti archi a tutto sesto.

La prima cappella, realizzata in seguito agli ampliamenti del 1886, si presenta oggi priva di un proprio altare: un tempo questo spazio ospitava il fonte battesimale, poi spostato nell'area del presbiterio, mentre oggi la sua attenzione è focalizzata su una teca che custodisce una pregevole statua in legno di San Giuseppe, opera di ottima fattura ma di autore ignoto.

Subito dopo si apre la seconda cappella, anch'essa frutto dei lavori ottocenteschi, la quale è dotata di un altare in marmo realizzato agli inizi del Novecento; la sua nicchia superiore accoglie dolcemente la statua in legno dell'Immacolata Concezione.

Proseguendo nel nostro itinerario, entriamo nella terza cappella, che insieme alla successiva rappresenta il nucleo architettonico più antico del lato sinistro, risalente alla fondazione originaria del 1615. Questo intimo ambiente è storicamente dedicato a Sant'Anna ed era anticamente impreziosito da un altare policromo. Nel 1979, tuttavia, tale altare fu in gran parte smembrato e il suo paliotto venne rimosso per fare spazio, proprio al di sotto della mensa, alla drammatica e toccante statua del Cristo deposto, un'opera plasmata dallo scultore Luigi Lebro.

Infine, la quarta cappella seicentesca, originariamente intitolata a Tutti i Santi per volere della famiglia fondatrice dei Faticato, è oggi dedicata al momento solenne della Crocifissione. Attualmente priva di altare, la cappella accoglie sul muro di fondo un crocifisso in cartapesta e ospita, con austera semplicità, il nuovo confessionale della parrocchia.

Volgendo lo sguardo verso la speculare navata destra, l'architettura ci offre una scenografica successione di quattro ampi archi a parete, che incorniciano spazi molto meno profondi ma altrettanto ricchi di storia e devozione. Tutti gli altari presenti su questo lato risalgono all'Ottocento, e le nicchie sovrastanti contengono oggi statue in legno o cartapesta che, a partire dai primi anni del Novecento, hanno gradualmente sostituito le antiche tele originali.

Il primo arco, spoglio di altare, nasconde elegantemente la piccola porta di accesso al campanile ed è arricchito da un'ampia nicchia marmorea che custodisce una statua in legno di Maria Addolorata.

Spostandoci al secondo arco, troviamo un altare in marmi policromi la cui mensa è stata ridotta nel 1979 per recuperare spazio di calpestio a favore dei fedeli nell'aula principale. La ricca nicchia dalle sinuose linee barocche posta al di sopra accoglie la statua lignea di San Lazzaro, mentre, come curiosa nota storica, sotto la mensa è stato accuratamente sistemato l'antico paliotto sottratto alla terza cappella del lato sinistro.

Il terzo arco presenta un altare marmoreo notevolmente appiattito sul muro, ma si fa ammirare per la sua imponente teca in stile neogotico, incorniciata da colonnine tortili e angeli oranti; questa raffinata struttura, donata dalla famiglia Errichiello nel 1913, alloggia la statua di Sant'Espedito.

Il nostro percorso si conclude infine al quarto arco, che contorna un semplice altare in muratura. Questo spazio, un tempo intitolato a San Giuseppe, è divenuto negli anni Venti del Novecento il fulcro della forte e radicata devozione cittadina per il Sacro Cuore di Gesù, la cui effigie, donata nel 1914, troneggia pacificamente all'interno della nicchia.

Giungendo al termine dell'ampia navata unica, lo spazio si innalza di un gradino introducendo il visitatore nell'area del presbiterio, il cuore liturgico della chiesa di San Marco all'Olmo. Questo ambiente, a pianta rettangolare, è solennemente coperto e ingentilito da un'elegantissima cupola ellittica dalle evidenti linee barocche, che poggia su un sottile cornicione aggettante e abbraccia l'intero spazio della celebrazione.

L'assetto di quest'area ha subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli. In origine, il presbiterio ospitava un antico altare in muratura dipinta, che fu poi elegantemente rivestito di marmi policromi a metà dell'Ottocento. Nel 1897, il parroco don Luigi Maria Jazzetta decise di far trasportare questa struttura nella vicina chiesa campestre di San Marco in Sylvis, sostituendola all'Olmo con un nuovo altare marmoreo elevato su tre gradini e racchiuso da una classicheggiante balaustra in stile barocco. La sistemazione attuale, tuttavia, è il frutto dei lavori eseguiti agli inizi degli anni Sessanta del Novecento: in ossequio ai dettami liturgici del Concilio Vaticano II, il parroco don Gabriele Laudiero fece rimuovere la balaustra e sostituì l'altare ottocentesco con l'odierno altare a mensa, sorretto da due piedistalli rastremati alla base. A memoria del passato, il pregevole paliotto marmoreo dell'altare smembrato è stato recuperato e incassato in alto sulla parete di fondo dell'abside.

Proprio sulla parete di fondo dell'abside, un tempo, campeggiava una grande tela raffigurante il Santissimo Sacramento adorato da San Marco e dai confratelli, un'opera che oggi si può ammirare spostata al centro del soffitto della navata principale. Al suo posto, sfruttando la ricca e sinuosa cornice in stucco originaria, è stata ricavata una nicchia che custodisce la statua in legno di San Marco Evangelista. Questa splendida scultura di fattura barocca, risalente al Settecento e precedentemente ospitata nella seconda cappella del lato destro, è stata riportata alla sua luminosa e movimentata bellezza grazie a un accurato restauro eseguito nel 2001.

Le pareti laterali del presbiterio sono state interamente rivestite in marmo sul finire degli anni Settanta per volere del parroco don Giuseppe Delle Cave, il quale decise anche di incassare il ciborio per la conservazione delle ostie sul muro a destra della sedia del celebrante. Su questi muri laterali sono state collocate due importanti tele ad olio restaurate: a sinistra vi è la Vergine del Monte Carmelo, mentre a destra trova posto l'opera raffigurante il Transito di San Giuseppe.

A completare l'arredo sacro di questo spazio vi sono due elementi di grande valore devozionale e artistico. A destra dell'officiante spicca il fonte battesimale, qui trasferito dalla prima cappella sinistra della navata; si tratta di un'opera composita formata dall'assemblaggio di marmi di fattura barocca, con un piedistallo a bottiglia e una vasca circolare chiusa da una copertura cilindrica in metallo traforato, sormontata da una piccola scultura a tutto tondo di San Giovanni che battezza Gesù. Sul lato opposto riposa invece un prezioso busto reliquario in bronzo di San Marco, plasmato dallo scultore Gaetano Cocco, fuso nella fonderia afragolese Arena e donato alla chiesa nel 2013; l'opera custodisce con profonda devozione una reliquia ex ossibus del Santo Evangelista, proveniente dalla basilica romana di Santa Maria in Aracoeli.

Infine, alzando lo sguardo verso la sommità dell'abside, l'ambiente riceve luce naturale da una finestra rettangolare con vetrata policroma, finemente ricavata in una lunetta ad arco. I lati brevi dello spazio superiore sono ingentiliti da due cornici ovali contenenti affreschi degli anni Cinquanta del Novecento, che raffigurano degli Angeli oranti dolcemente rivolti verso il fulcro della liturgia.

1615
Le origini nel quartiere Casavico

La costruzione della chiesa di San Marco all'Olmo ebbe inizio in risposta alle concrete esigenze degli abitanti del quartiere di Casavico. Poiché l'antica parrocchia di San Marco in Sylvis si trovava in aperta campagna, a circa un quarto di miglio dall'abitato, raggiungerla per ricevere i sacramenti o partecipare alle funzioni risultava particolarmente disagevole per i residenti. Per porre rimedio a questa scomodità, il 6 ottobre del 1615, grazie all'autorizzazione della Curia arcivescovile di Napoli e alla posa della prima pietra da parte del vicario episcopale Lelio Tasso, prese vita il nuovo tempio, inizialmente dedicato al Santissimo Sacramento. L'edificio sorse nel cuore dell'abitato, offrendo finalmente una sede facilmente accessibile per tutta la comunità.

1622 - 1668
Da succursale a sede parrocchiale definitiva

Nonostante la sua edificazione, il nuovo tempio in stile barocco non assunse immediatamente il titolo di parrocchia, ma funzionò per diversi decenni come una sorta di succursale della più antica San Marco in Sylvis, ospitando in un primo momento solo il Tabernacolo. Il momento decisivo per le sorti della chiesa si registrò nel maggio del 1668: in quell'anno, il cardinale Innico Caracciolo, arcivescovo di Napoli, ordinò il trasferimento definitivo del fonte battesimale e degli altri sacramentali dall'antica sede agreste alla nuova chiesa dell'Olmo. Questo evento segnò il declino amministrativo dell'antica San Marco in Sylvis, che venne soppiantata del tutto nelle funzioni pastorali, consolidando l'importanza del tempio cittadino.

XVII Secolo
L'aspetto originario e il soffitto a cassettoni

Analizzando l'architettura delle origini, la chiesa seicentesca si presentava in forme molto più semplici e di minori dimensioni rispetto all'aspetto attuale. L'edificio era infatti costituito da un unico ambiente, un'ampia navata priva di vere e proprie cappelle laterali, arricchita unicamente da semplici altari in muratura che si addossavano direttamente alle pareti. Alzando lo sguardo, i fedeli potevano ammirare una copertura a falde inclinate sorretta da capriate in legno, le quali a loro volta sostenevano un'affascinante controsoffittatura a cassettonato, impreziosita e ritmata da eleganti borchie indorate.

Fine Ottocento
L'ampliamento e la trasformazione degli spazi

Verso la fine del diciannovesimo secolo, la necessità di spazi più ampi e funzionali portò a una profonda trasformazione dell'impianto architettonico. Grazie all'ingegnoso accorpamento di alcune case private adiacenti all'edificio sacro, la struttura venne notevolmente ampliata. Questo provvidenziale intervento permise la creazione di quattro nuove cappelle lungo il lato sinistro della navata e l'edificazione di due spaziose sagrestie collocate ai lati dell'area del presbiterio, donando alla chiesa una volumetria molto più ariosa e articolata.

1960 - 1965
I restauri moderni e la perdita del barocco

I grandi mutamenti estetici moderni si concentrarono all'inizio degli anni Sessanta del Novecento, anticipando di un ventennio la data del 1980 da te ipotizzata. In quel periodo, il parroco don Gabriele Laudiero, interpretando le nuove disposizioni liturgiche conciliari, decise di eliminare l'antico altare e la balaustra in marmi barocchi, sostituendoli con un più moderno altare a mensa. Pochi anni dopo, nel 1965, lo stesso parroco dovette intervenire in modo radicale sulla copertura: a causa del pessimo stato di conservazione in cui versava l'antica soffittatura a cassettoni del Seicento, questa fu smantellata e sostituita da un solaio piano, sul quale vennero fatte eseguire le attuali decorazioni a tempera.

1979
Il nuovo calpestio in marmo bianco

Un ultimo, significativo intervento ha interessato le superfici calpestabili della chiesa verso la fine degli anni Settanta. Nel 1979, sotto la guida del parroco don Giuseppe Delle Cave, si provvide a rinnovare interamente il pavimento dell'aula. Il precedente calpestio, che era costituito da modesti marmettoni a scaglie colorate e da antiestetici rattoppi in cemento, venne rimosso per fare spazio all'attuale ed elegante pavimentazione in marmi bianchi. Questo nuovo pavimento è stato inoltre impreziosito al centro da una passatoia in marmo rosso che guida visivamente lo sguardo del visitatore verso l'altare maggiore.

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