Storia

La Chiesa di San Marco in Sylvis, il più antico luogo di culto di Afragola, è custode di leggende, tradizioni e secoli di storia religiosa.

1179
Origini leggendarie e fondazione

La Chiesa di San Marco in Sylvis, il più antico edificio religioso ancora esistente ad Afragola, è strettamente legata alla tradizione e alla leggenda. Secondo la Relatione historica della fondazione della chiesa di San Marco della Selvetella, attribuita al frate domenicano Domenico De Stelleopardis, la chiesa fu fondata il 10 aprile 1179 per volontà della monarchia normanna. Questo avvenne su ordine del re Guglielmo II di Sicilia, che volle erigere un luogo di culto per le famiglie dei veterani che avevano combattuto con Ruggero II di Sicilia per la conquista del Mezzogiorno.

Il toponimo "in Sylvis" evidenzia la posizione isolata della chiesa, situata in un’area boschiva lontana dal centro abitato. Secondo la tradizione, questo luogo sacro sorgeva su un antico cimitero cristiano, dove erano stati sepolti martiri giustiziati durante le persecuzioni dell’Impero Romano. A questo luogo si lega anche la leggenda della “Pietra di San Marco,” sulla quale si sarebbero seduti San Marco durante il suo viaggio verso Roma e, successivamente, San Gennaro durante il trasferimento da Nola a Pozzuoli.

La costruzione originale dell’edificio risalirebbe dunque al 1179, ma gli elementi architettonici attuali testimoniano numerosi interventi e ricostruzioni avvenuti nei secoli successivi.

1258 - 1369
Sviluppo e prime attestazioni documentarie

Al di là delle suggestive narrazioni leggendarie, le prime prove concrete dell'esistenza della chiesa risalgono all'epoca angioina. Un prezioso documento del monastero napoletano di San Sebastiano, datato 5 dicembre 1258, menziona un fondo agricolo situato proprio lungo la via pubblica nei pressi di San Marco, confermando senza dubbio la presenza del tempio rurale in quel periodo. La chiesa divenne ben presto un punto di riferimento essenziale per le famiglie contadine, tanto che tra il 1356 e il 1369 la Corte Arcivescovile di Napoli dovette intervenire per dirimere una questione sui poteri di nomina dei sacerdoti. Fu così stabilito un diritto di patronato condiviso: la scelta del rettore spettava alle monache del monastero napoletano dei Santi Marcellino e Desiderio, ma solo con il fondamentale consenso degli abitanti del vicino quartiere locale, chiamato Casavico.

Secoli XIV - XVI
Lo sviluppo architettonico e i tesori pittorici

Tra la metà del Trecento e gli inizi del Quattrocento, la modesta struttura campestre visse una fase di grande trasformazione strutturale. Le originarie mura della navata vennero innalzate di oltre un metro per dare maggiore slancio all'ambiente interno e, nello stesso periodo, venne edificato il massiccio campanile, che ancora oggi conserva le sue severe forme in stile angioino, caratterizzate da una solida base quadrata e da una graziosa cella campanaria ottagonale posta sulla sommità. Il Cinquecento portò in dote pregevoli arricchimenti artistici e funzionali. Nel 1521, per volere del committente Nicola Cioffo, fu realizzato uno splendido affresco raffigurante la Vergine delle Grazie col Bambino, considerato dagli storici l'opera pittorica datata più antica giunta fino a noi in città. Qualche decennio più tardi, tra il 1541 e il 1570, il parroco don Adorisio de Gentile prese una decisione di grande saggezza pastorale: fece prelevare la venerata pietra di San Marco dall'interno della navata e la fece incastonare nel muro esterno dell'abside, permettendo così ai devoti in cerca di guarigione dai dolori di poggiarvi il capo o il ventre in qualsiasi momento, anche quando le pesanti porte dell'edificio erano chiuse.

1615 - 1668
L'isolamento campestre e il trasferimento delle funzioni in città

Con il passare delle generazioni, la posizione isolata della chiesa in aperta campagna iniziò a rappresentare un grave problema logistico e di sicurezza. Raggiungere l'edificio durante i rigidi mesi invernali, sotto le piogge o nel cuore della notte per assistere gli ammalati moribondi risultava faticoso e pericoloso per i fedeli. Per rimediare a questo disagio, nell'ottobre del 1615 il clero e i cittadini posero la prima pietra di una nuova struttura situata nel cuore del centro abitato, l'odierna chiesa di San Marco all'Olmo, nata inizialmente come una semplice cappella succursale. Il definitivo passaggio di consegne spirituali avvenne nel maggio del 1668, quando il Cardinale Innico Caracciolo ordinò il trasferimento ufficiale del titolo parrocchiale e del fonte battesimale nella nuova comoda sede di città. Questo evento segnò la fine della centralità dell'antico tempio nel bosco, che andò inesorabilmente incontro a un lungo periodo di declino e di abbandono.

Secoli XVIII - XIX
I controversi restauri e il tentativo di rinascita

Nel corso del tempo si cercò più volte di salvare la vecchia chiesa campestre dalla rovina. Dopo un tentativo di rilancio del culto promosso dal Cardinale Spinelli con una solenne processione nel 1742, l'intervento più massiccio e discusso si verificò nel 1868 ad opera del parroco Giuseppe Rocco. Egli decise di innalzare il livello del pavimento di quasi mezzo metro e alterò le delicate proporzioni interne nel tentativo di conferire un aspetto più classicheggiante alla navata. Fu un'operazione che portò alla distruzione di antichi elementi architettonici, tanto che gli storici e i colti sacerdoti successivi definirono quei lavori senza mezzi termini un vero e proprio atto vandalico. Un approccio molto più raffinato e rispettoso fu adottato nel 1897 dal parroco Luigi Maria Jazzetta, il quale abbellì l'esterno facendo dipingere una nuova edicola affrescata attorno alla reliquia in pietra di San Marco, trasferì l'altare maggiore dalla sede in città e si dedicò con passione alla stesura della prima vera guida storica del monumento.

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Età Contemporanea
Le scoperte recenti e i restauri conservativi

Arrivando ai giorni nostri, la chiesa ha continuato a rivelare i suoi segreti e a ricevere le cure necessarie per la sua sopravvivenza. Durante i delicati lavori di restauro seguiti al devastante terremoto del 1980, è stata riportata alla luce, all'interno della seconda cappella di destra, una curiosa croce in pietra scolpita secondo il modello dei cavalieri templari, un dettaglio che ha aggiunto ulteriore fascino e un pizzico di mistero alla storia dell'edificio. Infine, nel corso del 2022, un eccellente e accurato lavoro di restauro conservativo ha interessato il complesso. Grazie a queste opere, che hanno permesso di risanare le antiche strutture murarie e di restituire splendore al campanile e alle facciate esterne, la chiesa di San Marco in Sylvis è stata restituita alla comunità garantendo la sopravvivenza di questo prezioso scrigno di storia.

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