Il profondo legame tra Afragola e Sant’Antonio di Padova nacque in un momento di grande paura, durante la drammatica eruzione del Vesuvio del 1631. In quel frangente, il popolo terrorizzato, sentendosi forse trascurato dal patrono cittadino San Gennaro, si affidò a Sant’Antonio, già celebre come il “Santo dei miracoli”, spingendo poi le autorità religiose ad affidare ai frati francescani la fondazione di un nuovo convento.
Nei secoli passati, e in particolare nell’Ottocento, la festa aveva un carattere spiccatamente contadino e le celebrazioni iniziavano un mese prima del tredici giugno con una grande raccolta di offerte in natura. Le cronache storiche del 1830 ci raccontano che i devoti donavano i prodotti della loro terra, lino, canapa e beni alimentari, con i quali veniva adornato un magnifico carro trainato da quattro buoi e accompagnato dal suono dei tamburi. Il giorno della festa, questo carro sfilava per le strade cittadine portando in trionfo l’immagine del Santo, per poi fare ritorno al monastero carico di doni.
I contadini afragolesi preparavano carri colmi di legna sui quali svettava un ramo verde arricchito con polli, salami, pane e filo, offerti in dono al santuario. La sera, tutti questi prodotti venivano venduti all’asta e, molto spesso, erano gli stessi donatori a ricomprarli a un prezzo elevato per sostenere economicamente i frati. Fino alla prima metà del Novecento era anche comune incontrare un monaco non sacerdote, chiamato affettuosamente “picuozzo”, che passava di casa in casa con un carretto per raccogliere ulteriori offerte di cibo.
Con il passare del tempo e il mutare della società, le antiche tradizioni si sono trasformate. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, furono le donne a caricarsi in spalla la pesante statua del Santo, compiendo un voto per chiedere la salvezza dei loro cari partiti per il fronte. Nel secondo dopoguerra prese piede la spettacolare usanza di innalzare il “Pallio”, un grande arazzo fiorito raffigurante il Santo, tirato su con delle funi tra i balconi dei palazzi al suono di bande musicali e fuochi d’artificio.
Anche il modo di donare è profondamente cambiato nel tempo: se in passato si offrivano i frutti della terra, in tempi più moderni i fedeli hanno iniziato a donare denaro, fino a formare un suggestivo mantello di cartamoneta che avvolgeva la figura del Taumaturgo e del Bambin Gesù.
L’attesa per la grande festa cittadina inizia a farsi sentire già un mese prima della celebre ricorrenza del tredici giugno. In questo periodo di profonda preparazione, le strade di Afragola accolgono l’esposizione di tredici quadri che ritraggono il Santo Taumaturgo, sempre accompagnati dal suono festoso della banda musicale cittadina. Il fermento spirituale e cittadino vive poi un momento molto significativo il tredici maggio, quando avviene la speciale benedizione delle cosiddette “Bandiere”, degli stendardi sacri che vengono posizionati nei punti nevralgici della città per annunciare l’avvicinarsi della festa. Tutto questo fervore conduce al 31 maggio, giorno in cui ha inizio la solenne “Tredicina”, un intenso percorso di preparazione spirituale fatto di preghiere che accompagna la comunità fino al giorno dedicato al Santo.
L’atmosfera raggiunge il suo apice alla vigilia della festività, il 12 giugno. Nel tardo pomeriggio si svolge un rito di grande suggestione collettiva: il simulacro ligneo del Santo viene solennemente rivestito con i preziosi paramenti liturgici. Nel cuore della notte, solitamente intorno alle tre del mattino, la statua viene poi delicatamente traslata sul sagrato della Basilica, permettendo all’innumerevole folla di fedeli di rendere un omaggio continuo e ininterrotto all’effigie illuminata.
All’alba del 13 giugno, la città si trasforma in quella che molti chiamano affettuosamente la “Padova del Sud”, accogliendo migliaia di devoti e pellegrini provenienti anche da molto lontano. In questa giornata intrisa di fede vengono celebrate quattordici messe, tra cui una solenne celebrazione all’aperto in piazza, presieduta da un Vescovo. Tra una liturgia e l’altra, passeggiando tra le bancarelle, è immancabile l’assaggio dei dolci tipici della festa, in particolare i celebri croccantini e i tradizionali torroncini di Sant’Antonio.
Dal 14 al 20 giugno prende poi vita la manifestazione più spettacolare e corale: una lunghissima processione che dilata la festa nel tempo e nello spazio. Per un’intera settimana, la venerata statua lascia il suo prezioso trono marmoreo all’interno della Basilica per attraversare tutte le strade e i vicoli del territorio comunale, spingendosi persino in alcuni quartieri della vicina Casoria. È un viaggio in cui è il Santo stesso a “visitare” le case dei fedeli, che in segno di devozione addobbano balconi e finestre con drappi e coperte dai colori chiari, lanciando coriandoli al suo passaggio. Ad accompagnare questo lento incedere ci sono le note della banda musicale e i caratteristici “munacielli”, bambini e ragazzi vestiti con un candido saio bianco, spesso per sciogliere un voto fatto dalle madri per una grazia ricevuta o sperata. Durante il lungo percorso, ogni sera il simulacro fa tappa nelle principali e storiche chiese cittadine, come quelle di San Marco Evangelista, Santa Maria d’Ajello e San Giorgio Martire.
Il momento più scenografico ed emozionante è la cosiddetta “Ritirata”, che avviene solitamente il 20 giugno. Dopo aver percorso chilometri, il Santo fa ritorno alla Basilica a notte fonda, accompagnato da una folla immensa. Fino a pochi anni fa, questo momento era sancito dallo spettacolare Incendio del Campanile: una simulazione pirotecnica nata nel 1995 (per l’ottavo centenario della nascita del Santo) che avvolgeva la torre campanaria della Basilica in una cascata di fuoco colorato. Negli ultimi anni, per tutelare il monumento recentemente restaurato, questa tradizione è stata spesso sostituita da giochi di luce, fontane danzanti o spettacoli pirotecnici meno invasivi, chiudendo i festeggiamenti in un’atmosfera di commozione collettiva. Nel 2025, tuttavia, l’Incendio del Campanile è stato nuovamente realizzato in forma straordinaria, segnando il ritorno di uno dei momenti più attesi e simbolici della festa.
©2025 Portale dell’arte – Afragola Città Metropolitana di Napoli