Storia della città

Afragola è una città con radici antiche e un passato ricco di eventi che ne hanno segnato l’evoluzione nel corso dei secoli. Dalle sue origini preromane fino all’epoca moderna, Afragola ha attraversato dominazioni, trasformazioni e momenti di crescita che l’hanno resa un centro di grande rilevanza nel territorio campano.

Questa pagina è dedicata alla scoperta della storia di Afragola: dalle prime tracce di insediamenti umani alla sua espansione nel Medioevo, dal ruolo centrale nel settore agricolo e commerciale fino agli sviluppi più recenti, come la costruzione della Stazione TAV, simbolo di modernità e innovazione. Attraverso documenti, testimonianze e curiosità, esploreremo il passato di una città che ha saputo coniugare tradizione e progresso, mantenendo vivo il legame con le sue radici.

IV - II millennio a.C.
Le origini preistoriche e l'eruzione delle Pomici di Avellino

Il territorio su cui oggi sorge Afragola fu abitato sin dalla preistoria, in un periodo compreso tra il Neolitico avanzato e l'età del bronzo. La testimonianza più sensazionale di quest'epoca è il Villaggio del bronzo antico di Afragola, scoperto nel 2005 durante i lavori archeologici preventivi per la linea dell'Alta Velocità. Questo fiorente insediamento (le cui capanne erano strutturate con forni e aree per la vita quotidiana) fu improvvisamente distrutto e sigillato da una devastante eruzione del Vesuvio, nota come eruzione delle Pomici di Avellino, avvenuta quasi 4000 anni fa. La pioggia di cenere e materiale vulcanico provocò il sollevamento del suolo di oltre un metro, costringendo le popolazioni alla fuga ma conservando eccezionalmente intatte le strutture del villaggio fino ai giorni nostri.

IV secolo a.C. - Età Imperiale
Lo stanziamento dei Sanniti e l'arrivo dei Romani

Dopo un periodo di abbandono causato dall'eruzione vulcanica, l'area subì un nuovo ripopolamento. A partire dal IV e III secolo a.C., il territorio fu occupato da popolazioni osche e sannitiche, come ampiamente dimostrato dal ritrovamento di vaste necropoli e tombe in località come Cantariello, Masseria e l'attuale area del Cimitero. Tra i reperti di inestimabile valore spicca la Tomba Bisoma (o Tomba dipinta) del Cantariello, abbellita da rari affreschi con figure femminili intente in scene di libagione rituale. Successivamente, in epoca romana, il suolo afragolese fu attraversato dall'acquedotto augusteo del Serino e caratterizzato da ville rustiche; la presenza romana è confermata anche dal ritrovamento di un'antica base onoraria in marmo con l'iscrizione "AUG. SACR." (Augusto Sacrum), scoperta nel 1929 nell'attuale piazza San Marco.

X - XII secolo d.C.
I pagi medievali e la nascita del toponimo "Afragola"

Con la caduta dell'Impero Romano e il progressivo impaludamento del fiume Clanio, la zona divenne inospitale e si verificò un lungo vuoto documentale. Tuttavia, a partire dal X secolo, la pianura iniziò a ripopolarsi grazie alla formazione di vari piccoli villaggi rurali (pagi): tra questi si ricordano Arcopinto, Cantarello, San Salvatore delle Monache e Arcora. È in questo contesto che compare per la prima volta nella storia il nome della città: un documento del 1131, a firma del duca di Napoli Sergio VII, menziona esplicitamente un luogo chiamato "Afraore". Nei decenni successivi il nome si evolverà in diverse varianti (Afraone, Afragone, Fraolla, Villa Fragorum) fino a stabilizzarsi in Afragola, un toponimo che, secondo la tesi più accreditata, deriva proprio dall'abbondante presenza di piante di fragole nel suo territorio.

1140 d.C.
Il mito di Re Ruggero II e la leggenda della fondazione

Una delle tradizioni più radicate e amate racconta che Afragola sia stata fondata nel 1140 dal re Ruggero II il Normanno. Secondo questa leggenda, diffusa anche dalle cronache del frate Domenico de Stelleopardis, il Re volle ricompensare dieci famiglie di suoi soldati veterani concedendo loro queste terre incolte. La tradizione narra inoltre che, al suo arrivo, contadini e fanciulle gli fecero lieta accoglienza offrendogli in dono ceste di fragole fresche raccolte sul posto; questo episodio è magnificamente ritratto nel grande affresco del 1886 di Augusto Moriani, visibile nel salone del Municipio. Storicamente, però, si tratta di un falso o di una mitizzazione, poiché i documenti storici provano inequivocabilmente che l'insediamento (con il nome di Afraore) esisteva già diversi anni prima della presunta donazione del 1140, come ampiamente dimostrato dal documento ducale del 1131.

XIII secolo (dal 1284)
L'unificazione nel "Casale" e la nascita della Baronia

Tra il XII e il XIII secolo, i vari villaggi sparsi iniziarono a fondersi e a ingrandirsi, dando ufficialmente vita al grande e popoloso Casale di Afragola. L'abitato primitivo si sviluppò e si aggregò principalmente attorno a tre storiche chiese: Santa Maria d'Ajello, San Giorgio e San Marco in Sylvis. Nel 1284, in piena epoca angioina, la storia amministrativa del casale cambiò radicalmente: la Regia Curia creò la Baronia di Afragola, concedendo al giustiziere Pierre de Lamanon (noto come Pietro Lomugnono) tutti i diritti e i redditi sul territorio, fatta eccezione per le terre che già appartenevano all'Arcidiocesi di Napoli. Da quel momento, per quasi tre secoli, Afragola vivrà una complessa fase feudale, passando sotto il controllo di potenti famiglie nobiliari come i duchi di Durazzo e i Capece-Bozzuto.

XV secolo (1420 - 1495)
Il feudo dei Capece-Bozzuto, gli Aragonesi e la nascita del Castello
Tra il XIV e il XV secolo, il controllo della parte feudale della città passò stabilmente nelle mani della famiglia Capece-Bozzuto. A questo periodo, ed esattamente intorno al 1420, gli storici fanno risalire la costruzione del Castello di Afragola, eretto in origine come un vasto quadrilatero protetto da quattro torri e circondato da un fossato. Sebbene un'antica leggenda popolare lo voglia teatro dei segreti amori della regina Giovanna II d'Angiò, i documenti confermano che fu la residenza fortificata dei baroni locali per il controllo e il governo del territorio. Nel 1442 Afragola passò sotto il dominio degli Aragonesi e, nel corso delle aspre guerre d'Italia per la conquista del Regno di Napoli, il maniero fu perfino assaltato e occupato dalle truppe francesi di Carlo VIII nel 1495.
1576
Il grande riscatto dell'Universitas e la fine della Baronia

Il 1576 rappresenta una delle date più importanti e gloriose per la storia afragolese. Sotto il viceregno spagnolo, l'ultimo feudatario Paolo Capece-Bozzuto avanzò all'autorità viceregnale la richiesta di acquistare per 7000 ducati anche la porzione demaniale della città, con l'intento di riunirla al proprio feudo. In tutta risposta, l'antica Universitas di Afragola (la forma di amministrazione che all'epoca rappresentava i cittadini) si oppose fermamente, non volendo tollerare le continue vessazioni dei baroni. Raccogliendo con enorme sacrificio la considerevole cifra di 27.000 ducati (destinati a risarcire i baroni e pagare il Regio Fisco), i cittadini riuscirono a riscattare interamente il proprio territorio, liberandosi per sempre dal giogo feudale e diventando a tutti gli effetti un Casale Regio indipendente.

XVII secolo (1631 - 1656)
Il Seicento: l'industria, la Rivolta di Masaniello e la Peste

Il Seicento fu un secolo di forti contrasti: da un lato vide un imponente sviluppo demografico e artigianale legato alla fabbricazione dei cappelli e l'inizio della costruzione della maestosa Basilica di Sant'Antonio (1633); dall'altro, la popolazione dovette affrontare periodi di profonda tragedia. Nel 1647, durante la celebre Rivolta di Masaniello, Afragola si mantenne fedele al governo vicereale, provocando le ire del ribelle Giovanni Bozzuto che tentò invano di incendiarla con i suoi uomini armati, prima di essere catturato e imprigionato. Pochi anni dopo, nel 1656, la città fu colpita dalla spaventosa epidemia di peste che flagellò il Regno di Napoli, causando circa 1.300 vittime e portando, in seguito, alla creazione di un'area di sepoltura specifica nota come "Cimitero dei colerosi o appestati".

1799 - 1809
La Repubblica Partenopea e il primo Sindaco

Sull'onda dei travolgenti ideali della Rivoluzione Francese, nel 1799 Afragola partecipò attivamente all'esperienza della Repubblica Partenopea. Nella piazza principale della città (l'antica Piazza dell'Arco, l'odierna Piazza Municipio) venne orgogliosamente innalzato il celebre Albero della Libertà. L'euforia repubblicana durò purtroppo molto poco, stroncata il 3 giugno dallo scoppio di una violenta e sanguinosa insurrezione sanfedista promossa sul territorio da Antonio Larossa. Tuttavia, le trasformazioni istituzionali non si fermarono: nel successivo Decennio Francese, e precisamente nel 1809, l'antica Universitas fu abolita, dotando Afragola della sua prima vera amministrazione comunale autonoma, guidata dal primo sindaco in senso moderno, il notaio Cesare Castaldo.

1935 - 1943
Dal titolo di "Città" al sangue della Seconda Guerra Mondiale
Il Novecento portò una spiccata modernizzazione urbanistica (con il rifacimento delle fognature, l'ampliamento delle strade e la costruzione dell'edificio scolastico Marconi), culminata il 5 ottobre 1935 quando il re Vittorio Emanuele III conferì ufficialmente ad Afragola il titolo di "Città". Purtroppo, il decennio successivo fu tragicamente oscurato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, le truppe tedesche occuparono il paese, istituendo un primo campo di prigionia al Casone Spena. Il 2 ottobre 1943, sentendosi incalzata dall'arrivo degli Alleati, la temibile divisione nazista Hermann Göring in ritirata compì la spietata Strage di Afragola, massacrando a sangue freddo 11 civili innocenti (in prevalenza uomini rastrellati in Masseria D'Ambra e in via Circonvallazione). Il giorno successivo, fuggiti i tedeschi, giunsero gli Alleati che installarono sul territorio il massiccio campo di prigionia inglese conosciuto come Campo 209.
1944 - 1946
La Liberazione, la ripresa democratica e il Referendum Istituzionale

Con l'arrivo degli Alleati e la fine delle ostilità sul territorio, Afragola iniziò un faticoso ritorno alla normalità in un clima di ritrovata libertà democratica. Dal 1944 si susseguirono le prime nomine a sindaco di transizione, come quella di Claudio Visco e dell'avvocato Ferdinando Iazzetta. La popolazione viveva in condizioni di estrema miseria, tra strade dissestate e atavici problemi fognari, ma cercava di risollevarsi riattivando il dibattito cittadino, testimoniato anche dalla nascita nel gennaio del 1946 del giornale periodico locale "L'eco afragolese". Un momento cruciale si verificò il 2 giugno 1946 in occasione del Referendum Istituzionale: il popolo afragolese, legato a mentalità ancora profondamente tradizionaliste, si schierò nettamente in favore della monarchia (esprimendo ben 11.658 voti) rispetto alla neonata repubblica (che ottenne appena 3.161 preferenze).

1946 - 1953
La prima elezione democratica e la giunta di Giuseppe Iazzetta

Il 25 ottobre del 1946 si tennero ad Afragola le prime, vere elezioni amministrative democratiche del dopoguerra, che registrarono un'altissima affluenza pari all'82% degli aventi diritto. In questo difficile frangente divenne sindaco il commendatore Giuseppe Iazzetta, esponente della nascente Democrazia Cristiana, che guidò ininterrottamente la città dal 1946 fino al 1953. Furono anni caratterizzati dalla lenta e dolorosa ricostruzione post-bellica, in cui l'amministrazione dovette combattere contro la disoccupazione e la povertà dilagante, cercando di favorire una rinascita sociale in un clima spesso logorato dalle aspre lotte politiche e dalle ristrettezze economiche dell'epoca.

1953 - 1960
Il rinnovamento urbano e il sindaco partigiano Armando Izzo

La vera e vigorosa spinta verso la modernizzazione cittadina avvenne sotto il mandato del sindaco Armando Izzo, in carica dal 1953 al 1960. Izzo, che era stato un intrepido e decorato comandante partigiano in Liguria (conosciuto con il nome di battaglia "Doria-Fragola"), trasferì il suo coraggio e la sua determinazione nell'amministrazione civile. Durante la sua gestione, Afragola assunse finalmente un volto più moderno e attrezzato: furono istituite la Scuola media statale, l'Istituto Tecnico per Geometri e venne avviata la costruzione del Liceo Scientifico. Furono inoltre realizzate decine di opere pubbliche fondamentali, tra cui la sistemazione della rete fognaria, l'insediamento della Tenenza dei Carabinieri in un immobile adeguato, l'illuminazione di svariate arterie periferiche e l'edificazione del complesso popolare Rione INA-Casa.

1960 - 1975
L'instabilità politica, l'industrializzazione e i Commissari

A partire dagli anni Sessanta, la città conobbe una progressiva crisi politica caratterizzata da forti conflittualità interne ai partiti, che portarono alla continua alternanza tra fragili giunte e vari commissari prefettizi (come Giusso del Galdo e Luigi Della Corte nel 1974). Nonostante le amministrazioni altamente instabili, come quella retta dal sindaco Giuseppe Moccia (il noto industriale che alla fine del 1974 fu persino vittima di un clamoroso rapimento a scopo di estorsione), il periodo vide l'approvazione del fondamentale Piano Regolatore Generale nel dicembre del 1971. In quegli anni l'economia locale subì profonde mutazioni: accanto all'antica vocazione agricola si affiancò un'improvvisa spinta verso l'industrializzazione che faticava però a sfamare tutti, esasperando le tensioni sociali e spingendo molti afragolesi verso l'emigrazione o verso gli impieghi nei nascenti poli dei comuni limitrofi.

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1976 - 2017
Dagli anni bui alla "Porta del Sud" dell'Alta Velocità

L'ultima parte del Novecento e l'inizio del nuovo millennio sono stati segnati da profondissime trasformazioni urbane e da drammatiche sfide sociali. Il 5 gennaio 1976 la città fu scossa dall'efferato assassinio del coraggioso maresciallo dei carabinieri Gerardo D'Arminio, barbaramente ucciso dalla criminalità organizzata. Durante gli anni Ottanta, in seguito alle emergenze abitative del terremoto dell'Irpinia del 1980, venne edificato il vasto rione Salicelle per ospitare i terremotati provenienti dal capoluogo, creando un'area che ha spesso sofferto di gravi criticità e devianze criminali. Tuttavia, in epoca recente il territorio ha saputo proiettarsi in modo straordinario verso il futuro: nel 2005, proprio durante gli scavi per le ferrovie, è stato portato alla luce l'inestimabile Villaggio del Bronzo Antico distrutto in epoca preistorica dal Vesuvio, e l'11 giugno 2017 è divenuta operativa la maestosa stazione dell'Alta Velocità Napoli Afragola, capolavoro progettato dall'architetta Zaha Hadid e orgogliosamente ribattezzata "La Porta del Sud".

2017 - Oggi
La città contemporanea e i nuovi tesori archeologici

Anche dopo l'inaugurazione della modernissima stazione dell'Alta Velocità, la storia di Afragola non ha smesso di sorprendere, continuando a restituire preziose testimonianze dal suo sottosuolo. Proprio durante i lavori per la realizzazione della variante della linea ferroviaria Napoli-Cancello, nel 2020 è venuta alla luce in contrada Sarricchione una straordinaria necropoli cristiana, databile tra il IV e il VII secolo d.C.. Parallelamente, è proseguita la valorizzazione del patrimonio architettonico cittadino: alla fine del 2017 è stato inaugurato il restauro del Palazzo Comunale per ridare un nuovo volto al Municipio, mentre nel giugno del 2020 il Ministero dei Beni Culturali ha ufficialmente dichiarato l'antichissima chiesa di San Marco in Sylvis (nota anche come chiesa della Selvetella) un immobile di interesse storico-artistico tutelato. Oggi Afragola si affaccia al futuro come un importante e vasto polo commerciale e infrastrutturale, con la grande sfida di riuscire a tutelare e non dimenticare le sue millenarie radici.

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