Nel 1575, la storia di Afragola giunse a un drammatico punto di svolta che avrebbe cambiato per sempre il destino dei suoi abitanti. A quel tempo, la città viveva una profonda e dolorosa spaccatura: una parte del territorio era demaniale, ossia sotto il controllo diretto della Corona regia, mentre l'altra metà era un feudo privato governato dalla potente e a tratti dispotica famiglia dei Capece-Bozzuto. L'ultimo barone afragolese, Paolo Capece-Bozzuto, stanco dei continui contrasti e desideroso di estendere il proprio potere assoluto su tutto il territorio, avanzò all'autorità vicereale una proposta audace: offrì settemila ducati al Regio Fisco per acquistare la parte demaniale della città, con l'intento di riunirla alla sua parte feudale e incoronarsi signore incontrastato dell'intero paese.
Circa quattromila anni fa, in un periodo che gli studiosi definiscono Età del Bronzo Antico (intorno al 1800 a.C.), il territorio dove oggi sorge Afragola ospitava una fiorente e complessa comunità. Questo straordinario insediamento è riemerso dal buio dei millenni solo in tempi recenti, tra il 2004 e il 2009, grazie alle vaste indagini archeologiche condotte per la realizzazione della nuova stazione dell'Alta Velocità. La perfetta e sbalorditiva conservazione di questo villaggio preistorico si deve a un evento naturale tanto catastrofico quanto prezioso per la memoria storica: la violenta eruzione del Vesuvio nota agli scienziati come eruzione delle Pomici di Avellino.