Descrizione

La Casa Comunale sorge nel tessuto storico di Afragola ed è stata costruita, assieme all’antistante Piazza Municipio, su aree ricavate dalla demolizione di precedenti fabbriche..

La facciata del Palazzo Comunale di Afragola si presenta come un'imponente ed elegante struttura in stile eclettico con una chiara impronta di gusto tardo-rinascimentale. La sua edificazione fu deliberata a partire dal 1870 su progetto degli architetti Carlo Ciaramella e Francesco Danise.
Dal punto di vista architettonico, la severa mole dell'edificio è articolata su tre livelli, nettamente separati da alti marcapiani, e divisa verticalmente in tre sezioni grazie alla leggera sporgenza del corpo centrale. Gli architetti adottarono in fase di progettazione una raffinata illusione ottica: le due estremità della facciata sono state fatte arretrare in modo leggerissimo rispetto al corpo centrale, un artificio che, per chi osserva il palazzo dal fondo della piazza, fa apparire l'edificio molto più ampio di quanto non sia nella realtà.
Analizzando i singoli livelli che compongono il prospetto:
  • Il piano terra: È interamente rivestito da un paramento a bugne piatte a fascioni, una scelta che conferisce massiccia solidità alla base. Questa pesantezza è alleggerita da sei finestre con architrave a bugnato e, soprattutto, dalle tre arcate centrali d'ingresso, le quali sono visivamente rafforzate dal ripetersi del motivo ad arco anche al piano superiore.
  • Il primo piano (Piano Nobile): È la zona di maggiore rappresentanza. Il corpo centrale è segnato da una stretta e lunga balconata, dove le tre ampie aperture ad arco (invetriate) palesano all'esterno la presenza del fastoso Salone delle Adunanze (il Salone Moriani) situato all'interno. Ai lati di questo blocco centrale si susseguono tre balconi per parte, elegantemente sormontati da timpani triangolari poggiati su architravi bugnati.
  • L'ultimo livello e il coronamento: Il piano più alto è scandito da nove finestre (tre per ogni campo della facciata) caratterizzate da un architrave bugnato e sormontate da un fascione lineare retto da mensolette a voluta. A chiudere verticalmente la struttura vi è un semplice cornicione su mensole dritte, al di sopra del quale si innalza un parapetto continuo in muratura, ideato per nascondere alla vista le falde del tetto spiovente. Sulla sommità di questo parapetto, in corrispondenza dei vertici dei tre campi della facciata, svettano quattro pennacchi sferici decorativi.
L'esasperata orizzontalità del prospetto è sapientemente spezzata e bilanciata al centro dalla torretta dell'orologio, il cui incarico fu affidato al solo architetto Ciaramella nel luglio del 1872. Anch'essa è decorata con bugne piatte e a rilievo poste in modo alternato, e culmina con un caratteristico campaniletto a vela che ospita le due campane per la suoneria.
Sulla facciata dell'imponente Palazzo Comunale di Afragola, esattamente alla sinistra del portale d'ingresso, si trova il solenne Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
L'opera fu fortemente voluta dal consiglio comunale per commemorare e onorare il sacrificio dei trecento soldati afragolesi che persero la vita durante il sanguinoso conflitto. La sua realizzazione fu affidata al talentuoso scultore pugliese Raffaele Ferrara, originario di Foggia e formatosi presso il corso speciale di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.
L'iter progettuale prese il via il 21 giugno 1921, quando venne istituito un comitato cittadino apposito per la raccolta dei fondi necessari all'impresa. Ferrara lavorò con grande dedizione, mantenendo scrupolosamente l'impegno assunto in tempi brevi e con una spesa relativamente modesta; il monumento fu infatti completato all'inizio dell'estate del 1923 e il comitato pro-monumento si sciolse ufficialmente a missione compiuta il 29 luglio dello stesso anno. Pochi mesi dopo, a settembre del 1923, si conclusero anche i lavori di restauro della facciata del municipio che avevano accompagnato la posa della grande lapide.
Dal punto di vista scultoreo e compositivo, il monumento si distingue per la sua particolare sagoma a forma di "T" (o Tau), una precisa geometria che accentua la valenza mistica dell'opera richiamando in modo evidente la simbologia cristiana. Il cuore visivo è uno splendido altorilievo in bronzo che raffigura un'allegoria della Patria. Questa figura femminile, vestita all'antica, stringe vigorosamente tra le mani un serto di palma ed è sormontata da un festone di alloro.
Un dettaglio artistico di grande pregio, decisamente insolito per le sculture celebrative e classicheggianti di questa categoria, è il volto della donna: esso è caratterizzato da una spiccata e individualizzata connotazione ritrattistica, che si distacca dai volumi compatti per offrire un'espressione viva e personale. Questa maestosa scultura centrale funge da elegante spartiacque per i due fitti elenchi marmorei che riportano i nomi dei caduti.
Nella parte inferiore della composizione campeggia un'epigrafe commemorativa dai toni epici, che recita: "QUI / FRENETICA E FIERA S'ADUNÒ / IL XXIV MAGGIO MCMXV / LA BALDA GIOVENTÙ AFRAGOLESE / ED ESULTANTE MOSSE / ALL'ULTIMO RISCATTO / ED ALLA GLORIA IMPERITURA". A incorniciare queste solenni parole vi sono rilievi in bronzo che mostrano lo stemma cittadino di Afragola (raffigurante la tradizionale mano di carnagione che impugna un rametto fogliato con quattro fragole rosse) affiancato da due elmetti militari.
Purtroppo, l'opera che possiamo ammirare oggi non è del tutto integra rispetto al grandioso progetto originario di Ferrara. Nel 1938, infatti, il monumento subì le spietate spoliazioni del regime fascista: fu privato di quattro pannelli in bronzo che originariamente lo circondavano, i quali vennero staccati e fusi al fine di produrre armamenti, impoverendo così per sempre il capolavoro in vista delle nuove esigenze belliche.

Varcando i tre artistici cancelli in ferro battuto decorati con lo stemma cittadino, si accede al maestoso atrio del piano terra del Palazzo Comunale, affacciato direttamente sulla pedonalizzata Piazza Municipio. Questo spazio di rappresentanza si distingue per la sua articolata struttura, suddivisa in nove ampi spazi coperti da eleganti volte a vela. Queste ariose coperture poggiano in parte sui muri perimetrali e in parte su agili pilastrini isolati, i quali si innalzano da alti piedistalli basamentali realizzati in conci di piperno e pietrarsa. L'intero portico monumentale è stato riportato al suo splendore originario grazie a un accurato restauro completato nel 2005.

Sul lato destro dell'atrio, posizionata con cura nell'interspazio tra due pilastri, è custodita un'importante testimonianza della storia civica afragolese: la storica lapide in marmo datata luglio 1743. Fatta incidere dall'allora sindaco Domenico Antonio Giangrande Castaldo quando il municipio aveva ancora sede nel vicino Palazzo Tuccillo, l'iscrizione dettava rigide disposizioni contro i soprusi del regio governatore locale. Questo prezioso documento marmoreo fu trasferito nell'attuale municipio nel 1880; purtroppo, durante il trasporto subì dei danni, spezzandosi a metà e smussandosi nella parte superiore, motivo per cui l'inizio delle disposizioni incise risulta oggi illeggibile.

Sempre all'interno dell'atrio si trova una seconda lapide in marmo bianco di grande valore simbolico, affissa per celebrare il conferimento ad Afragola del titolo di "Città". Il prestigioso riconoscimento venne formalmente concesso dal re Vittorio Emanuele III su proposta dell'allora podestà Luigi Ciaramella. Il decreto regio porta la data del 5 settembre 1935, mentre la targa commemorativa fu solennemente scoperta nell'atrio di Palazzo Civico il 28 ottobre 1935. L'epigrafe incisa recita testualmente: "SUA MAESTÀ VITTORIO EMANUELE III RE D'ITALIA ED IMPERATORE D'ETIOPIA CON DECRETO 5 SETTEMBRE 1935 XIII SI DEGNÒ CONFERIRE A QUESTO COMUNE IL TITOLO DI CITTÀ - 28 OTTOBRE A. XIV E.F.".

Procedendo verso il fondo dell'atrio, si apre un ampio arco che funge da snodo cruciale per accedere sia al cortile interno sia allo scalone principale. Questo massiccio varco è elegantemente affiancato da nicchie di chiara linea rinascimentale, una raffinata soluzione architettonica adottata per dilatare visivamente lo spazio e diversificare la superficie muraria. L'edificio è dotato parallelamente anche di un androne laterale, con accesso da via F.lli Rosselli, che costituisce l'ingresso preferenziale per i mezzi meccanici. 

Il Palazzo Comunale di Afragola è servito da diversi corpi scala, tra cui spiccano un maestoso scalone principale, una scala secondaria ad uso più funzionale e una piccola scala di servizio. Superando l'ampio arco di chiara linea rinascimentale posto in fondo all'atrio d'ingresso, si accede allo scalone d'onore, che si sviluppa verticalmente all'interno di un ampio vano per servire i piani dell'edificio fino al secondo piano. Questa imponente salita è strutturata su tre larghi rampanti collegati da ballatoi e la sua profonda solennità è sottolineata dall'utilizzo di materiali di pregio: tutti i gradini, i sottogradini e gli zoccolini sono infatti rivestiti in eleganti lastre di marmo di Carrara, mentre a fare da parapetto vi è una solida balaustra sostenuta da colonne in ghisa. Ad arricchire l'ambiente contribuisce il raffinato apparato decorativo, con le pareti e le porte d'accesso aperte sui vari pianerottoli elegantemente scompartite da incorniciature in stucco di linee rinascimentali. Sebbene in origine il vano ricevesse un'ampia luminosità dalle finestre affacciate sul cortile posteriore, strutture aggiunte negli ultimi anni ne hanno in parte limitato la luce diffondendo una certa oscurità; l'intero ambiente è stato peraltro oggetto di un attento restauro nel 2004. In epoca recente, per abbattere le barriere architettoniche e consentire a tutti l'accesso fino al sottotetto, si è deciso di installare un innovativo ascensore in acciaio e cristallo trasparente. I progettisti hanno scelto di non nasconderlo nella corte posteriore, ma di posizionarlo audacemente proprio all'interno del vano dello scalone monumentale; la netta prevalenza del cristallo e la struttura totalmente reversibile permettono a questo impianto di alta tecnologia di dialogare con le architetture storiche valorizzando lo spazio anziché occluderlo, offrendo ai visitatori la scelta immediata tra la salita meccanica o quella monumentale. Parallelamente a questo sfarzoso ambiente, l'edificio è dotato di una scala secondaria a cui si accede tramite l'androne laterale di via F.lli Rosselli, varco utilizzato preferenzialmente anche come ingresso per i mezzi meccanici. Questa struttura, che sale ininterrottamente fino al piano sottotetto, presenta una linea architettonica più rigorosa e austera: è composta da due rampanti piuttosto stretti ed è interamente rivestita con lastre di pietrarsa. Durante i lavori di restauro e riqualificazione del programma PIU Europa, essa è stata oggetto di un delicato intervento che ha previsto il rifacimento degli intonaci degradati e lo scrupoloso smontaggio e rimontaggio dei gradini originali in pietrarsa, sottoposti a un preventivo trattamento di pulizia e regolarizzazione per restituire piena efficienza alla struttura. Infine, l'edificio conserva, in un locale situato sulla testata sud, una piccola scala di servizio che collega direttamente il piano terra alla sala consiliare situata al primo piano.

Salendo al primo piano della casa comunale si trovano due ambienti importanti e altamente rappresentativi per l'intero edificio: il salone delle cerimonie e la sala consiliare. Spostandoci nell'ala ovest entriamo nel cuore politico del municipio, la sala consiliare disposta lungo Via G. Ciaramella. A quest'aula, un tempo descritta come disadorna e mal curata, si accede tramite lo scalone principale o una piccola scala di servizio posta sulla testata sud.

Oggi questo ambiente è molto ampio, allestito con diverse postazioni dotate di microfoni, e qui si tiene di solito il consiglio comunale. Grazie al recente programma di riqualificazione "PIU Europa", la sala ha infatti subito una totale e lussuosa trasformazione funzionale, che ha previsto l'inserimento di eleganti pedane a varie quote per disporre in ordine gerarchico il presidente del consiglio in alto, la giunta comunale al di sotto e, sui lati, le postazioni per i vari consiglieri. Le pareti sono state sagomate e interamente rivestite da una calda boiserie in legno di rovere, studiata sia per motivi estetici sia per nascondere sapientemente le moderne apparecchiature tecnologiche, un disimpegno, i servizi igienici e un'uscita diretta verso il cortile. A sottolineare l'importanza istituzionale del luogo, per le pavimentazioni è stato scelto il pregiato marmo verde Guatemala per la zona riservata all'assemblea e il marmo bianco di Carrara per l'area destinata al pubblico, che può accedere alla sala comodamente anche tramite il nuovo ascensore. I consiglieri prendono posto in banchi realizzati su misura in legno di rovere, abbinati a comode poltrone in similpelle di colore giallo paglierino, mentre un moderno controsoffitto, che riprende il disegno geometrico delle pedane, diffonde l'illuminazione, nasconde gli impianti di climatizzazione e ospita un grande telo retrattile per videoproiezioni e le tende di oscuramento automatizzate per le finestre.

Il Salone Moriani, storicamente noto anche come Salone delle Adunanze Consiliari, è la sala di rappresentanza del Municipio di Afragola ed è considerato uno degli spazi più interessanti e di maggior pregio dal punto di vista culturale e artistico dell'intero edificio. Situato esattamente al centro del piano nobile, al di sopra del portico del piano terra e in corrispondenza della balconata esterna, questo sfarzoso ambiente accoglie il visitatore con un bellissimo pavimento in graniglia di marmo (conosciuto anche come seminato veneziano policromo), finemente decorato con motivi a greca che circondano le sezioni interne. L'eleganza, l'ampiezza e la scelta cromatica di questa pavimentazione sono state così determinanti da aver direttamente ispirato il design e i colori del resto del complesso municipale. Le porte di chiusura che danno sul salone completano l'arredo con la loro pregiata fattura in legno di noce naturale, impreziosite da delicate decorazioni a intarsio in oro zecchino.

Augusto Moriani, Omaggio del popolo a Ruggero il Normanno, 1886.

Alzando lo sguardo, la caratteristica più distintiva del Salone si rivela nella sua maestosa controsoffittatura, riccamente ornata da lacunari quadrati contenenti eleganti motivi floreali in stucco. Esattamente al centro di questo elaborato soffitto trionfa il grande dipinto a tempera che raffigura la tradizionale Origine Storica di Afragola, un monumentale capolavoro realizzato dal pittore Augusto Moriani nel 1886 su commissione dell'allora sindaco Nicola Setola. Questa grandiosa opera rievoca il momento ideale e leggendario in cui re Ruggero II di Sicilia (il Normanno), a cavallo tra il 1139 e il 1140, dona le terre dell'agro afragolese ai suoi soldati veterani, mentre i coloni locali, tra cui spiccano alcune "madonne" di gusto rinascimentale, esultano per la venuta del re e gli rendono omaggio offrendogli delicatamente una rosa.

A completare e arricchire l'apparato decorativo delle pareti vi sono quattro pregevoli dipinti ad olio, posti come sopraporta, realizzati sempre dalla mano del Moriani nel 1886. Le tele immortalano momenti di vita quotidiana nelle piazze cittadine più importanti dell'epoca, incorniciate da una raffinata decorazione a motivi floreali in oro zecchino di vago stile Impero. Per conferire maggior risalto e respiro a questi slarghi, il pittore ha adottato una precisa scelta tecnica, ovvero l'allargamento del campo ottico, dilatando visivamente il raggio visivo per falsare le rigide prospettive reali e offrire una panoramica più ampia.

Piazza S.Marco all'Olmo

Piazza S. Marco all'Olmo:
Il dipinto immortala una delle piazze più antiche della città.Le modifiche urbanistiche successive sono state così sostanziali da rendere difficile il riconoscimento dello slargo odierno. La chiesa di San Marco Evangelista vi appare, infatti, ancora con la sua originaria facciata barocca e un ingresso sormontato da una piccola edicola. L'ambiente urbano pullula di personaggi in abiti d’epoca e i colori adoperati dal Moriani sono molto vivi, con toni realistici che si esaltano nel chiaro azzurro del cielo e nelle cromie dei palazzi.
A donare un tocco di spiccata delicatezza all'intera composizione vi è la figura di una mamma raffigurata mentre percorre serenamente la via mano nella mano col suo figlioletto.

Piazza Castello

Piazza Castello:
Questo dipinto offre una preziosa e fondamentale testimonianza storica, restituendoci un'immagine della piazza oggi non più riscontrabile a causa delle profonde trasformazioni subite dal maniero e dagli edifici circostanti.
Nella tela, l'ingresso della chiesa dell'Addolorata vanta ancora il torrione dell'orologio, che sarebbe stato abbattuto solo qualche decennio più tardi.
Parimenti, l'ingresso al castello e il fronte rivolto verso piazza San Giorgio si presentano senza le attuali sopraelevazioni.
La scena è sapientemente ravvivata da spaccati di vita quotidiana: vi si scorgono due giovinetti seduti a conversare, una donna affacciata a un balcone sul lato sinistro intenta a comprare verdura da un ortolano, e alcune donne con un bambino che sostano tranquillamente presso i piccoli alberelli piantati lungo il marciapiede.

Piazza Belvedere

Piazza Belvedere:
In questa veduta, l'area appare edificata esclusivamente sul lato destro, dove si riconosce senza indugio il palazzo Cocco, mentre sul fondo si intravede la mole a due livelli del palazzo Ciaramella. Tutto il lato sinistro della piazza risulta invece completamente inedificato, caratterizzato unicamente dalla presenza di un lungo e alto muro di cinta.
Il Moriani inserisce dettagli affascinanti che richiamano l'epoca della nascente modernità: vi si nota un tram a vapore e due persone in attesa vestite con eleganti abiti fin de siècle. La scena è baciata da una luce mattutina proveniente dal lato destro dell'osservatore, mentre sul tratto di strada che conduce a piazza Gianturco si intravede un piccolo gruppo di persone in movimento.

Piazza Santa Maria

Piazza Santa Maria:
L'ultima tela è dominata dalla grande mole dell'omonima chiesa, fedelmente affiancata dal suo campanile a tre livelli scanditi da cornicioni in piperno, e sovrastati dalla caratteristica lanterna con cupoletta in maioliche policrome gialle e verdi. Sebbene il prospetto di Santa Maria sia essenzialmente quello che possiamo ammirare ancora oggi, nel dipinto è scomparsa l'edicola che un tempo sorgeva sulla destra, protetta da un'inferriata rossa.
I caseggiati che fanno da quinta alla scena raccontano il destino urbanistico del luogo: il fabbricato raffigurato sulla sinistra del tempio è stato demolito negli anni Sessanta e ricostruito con forme differenti, mentre il palazzo ritratto sulla destra, pur avendo conservato lo stesso aspetto immortalato nell'opera, versa oggi in pessime condizioni conservative.

La copertura è a tetto a due falde con struttura portante in legno (ad eccezione della zona sottostante la torre campanaria che è in putrelle e tavelloni), con manto impermeabile di tegole alla marsigliese.

La facciata è decorata con un rivestimento a blocchi alternati tra rustico e liscio, che copre il piano terra, gli angoli verticali, le colonne decorative e gli architravi delle porte. Le aperture delle finestre e il marcapiano sono incorniciati, mentre un cornicione in alto nasconde la grondaia del tetto. Al primo piano, le finestre sono adornate da timpani e balaustre, mentre al piano terra ci sono cancellate in ghisa. Le facciate che guardano verso il cortile interno sono più semplici, con un ritmo regolare di finestre, una fascia decorativa in rilievo, e un parapetto in lavagna per far defluire l'acqua.

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