
Varcando i tre artistici cancelli in ferro battuto decorati con lo stemma cittadino, si accede al maestoso atrio del piano terra del Palazzo Comunale, affacciato direttamente sulla pedonalizzata Piazza Municipio. Questo spazio di rappresentanza si distingue per la sua articolata struttura, suddivisa in nove ampi spazi coperti da eleganti volte a vela. Queste ariose coperture poggiano in parte sui muri perimetrali e in parte su agili pilastrini isolati, i quali si innalzano da alti piedistalli basamentali realizzati in conci di piperno e pietrarsa. L'intero portico monumentale è stato riportato al suo splendore originario grazie a un accurato restauro completato nel 2005.
Sul lato destro dell'atrio, posizionata con cura nell'interspazio tra due pilastri, è custodita un'importante testimonianza della storia civica afragolese: la storica lapide in marmo datata luglio 1743. Fatta incidere dall'allora sindaco Domenico Antonio Giangrande Castaldo quando il municipio aveva ancora sede nel vicino Palazzo Tuccillo, l'iscrizione dettava rigide disposizioni contro i soprusi del regio governatore locale. Questo prezioso documento marmoreo fu trasferito nell'attuale municipio nel 1880; purtroppo, durante il trasporto subì dei danni, spezzandosi a metà e smussandosi nella parte superiore, motivo per cui l'inizio delle disposizioni incise risulta oggi illeggibile.
Sempre all'interno dell'atrio si trova una seconda lapide in marmo bianco di grande valore simbolico, affissa per celebrare il conferimento ad Afragola del titolo di "Città". Il prestigioso riconoscimento venne formalmente concesso dal re Vittorio Emanuele III su proposta dell'allora podestà Luigi Ciaramella. Il decreto regio porta la data del 5 settembre 1935, mentre la targa commemorativa fu solennemente scoperta nell'atrio di Palazzo Civico il 28 ottobre 1935. L'epigrafe incisa recita testualmente: "SUA MAESTÀ VITTORIO EMANUELE III RE D'ITALIA ED IMPERATORE D'ETIOPIA CON DECRETO 5 SETTEMBRE 1935 XIII SI DEGNÒ CONFERIRE A QUESTO COMUNE IL TITOLO DI CITTÀ - 28 OTTOBRE A. XIV E.F.".
Procedendo verso il fondo dell'atrio, si apre un ampio arco che funge da snodo cruciale per accedere sia al cortile interno sia allo scalone principale. Questo massiccio varco è elegantemente affiancato da nicchie di chiara linea rinascimentale, una raffinata soluzione architettonica adottata per dilatare visivamente lo spazio e diversificare la superficie muraria. L'edificio è dotato parallelamente anche di un androne laterale, con accesso da via F.lli Rosselli, che costituisce l'ingresso preferenziale per i mezzi meccanici.
Il Palazzo Comunale di Afragola è servito da diversi corpi scala, tra cui spiccano un maestoso scalone principale, una scala secondaria ad uso più funzionale e una piccola scala di servizio. Superando l'ampio arco di chiara linea rinascimentale posto in fondo all'atrio d'ingresso, si accede allo scalone d'onore, che si sviluppa verticalmente all'interno di un ampio vano per servire i piani dell'edificio fino al secondo piano. Questa imponente salita è strutturata su tre larghi rampanti collegati da ballatoi e la sua profonda solennità è sottolineata dall'utilizzo di materiali di pregio: tutti i gradini, i sottogradini e gli zoccolini sono infatti rivestiti in eleganti lastre di marmo di Carrara, mentre a fare da parapetto vi è una solida balaustra sostenuta da colonne in ghisa. Ad arricchire l'ambiente contribuisce il raffinato apparato decorativo, con le pareti e le porte d'accesso aperte sui vari pianerottoli elegantemente scompartite da incorniciature in stucco di linee rinascimentali. Sebbene in origine il vano ricevesse un'ampia luminosità dalle finestre affacciate sul cortile posteriore, strutture aggiunte negli ultimi anni ne hanno in parte limitato la luce diffondendo una certa oscurità; l'intero ambiente è stato peraltro oggetto di un attento restauro nel 2004. In epoca recente, per abbattere le barriere architettoniche e consentire a tutti l'accesso fino al sottotetto, si è deciso di installare un innovativo ascensore in acciaio e cristallo trasparente. I progettisti hanno scelto di non nasconderlo nella corte posteriore, ma di posizionarlo audacemente proprio all'interno del vano dello scalone monumentale; la netta prevalenza del cristallo e la struttura totalmente reversibile permettono a questo impianto di alta tecnologia di dialogare con le architetture storiche valorizzando lo spazio anziché occluderlo, offrendo ai visitatori la scelta immediata tra la salita meccanica o quella monumentale. Parallelamente a questo sfarzoso ambiente, l'edificio è dotato di una scala secondaria a cui si accede tramite l'androne laterale di via F.lli Rosselli, varco utilizzato preferenzialmente anche come ingresso per i mezzi meccanici. Questa struttura, che sale ininterrottamente fino al piano sottotetto, presenta una linea architettonica più rigorosa e austera: è composta da due rampanti piuttosto stretti ed è interamente rivestita con lastre di pietrarsa. Durante i lavori di restauro e riqualificazione del programma PIU Europa, essa è stata oggetto di un delicato intervento che ha previsto il rifacimento degli intonaci degradati e lo scrupoloso smontaggio e rimontaggio dei gradini originali in pietrarsa, sottoposti a un preventivo trattamento di pulizia e regolarizzazione per restituire piena efficienza alla struttura. Infine, l'edificio conserva, in un locale situato sulla testata sud, una piccola scala di servizio che collega direttamente il piano terra alla sala consiliare situata al primo piano.
Salendo al primo piano della casa comunale si trovano due ambienti importanti e altamente rappresentativi per l'intero edificio: il salone delle cerimonie e la sala consiliare. Spostandoci nell'ala ovest entriamo nel cuore politico del municipio, la sala consiliare disposta lungo Via G. Ciaramella. A quest'aula, un tempo descritta come disadorna e mal curata, si accede tramite lo scalone principale o una piccola scala di servizio posta sulla testata sud.
Oggi questo ambiente è molto ampio, allestito con diverse postazioni dotate di microfoni, e qui si tiene di solito il consiglio comunale. Grazie al recente programma di riqualificazione "PIU Europa", la sala ha infatti subito una totale e lussuosa trasformazione funzionale, che ha previsto l'inserimento di eleganti pedane a varie quote per disporre in ordine gerarchico il presidente del consiglio in alto, la giunta comunale al di sotto e, sui lati, le postazioni per i vari consiglieri. Le pareti sono state sagomate e interamente rivestite da una calda boiserie in legno di rovere, studiata sia per motivi estetici sia per nascondere sapientemente le moderne apparecchiature tecnologiche, un disimpegno, i servizi igienici e un'uscita diretta verso il cortile. A sottolineare l'importanza istituzionale del luogo, per le pavimentazioni è stato scelto il pregiato marmo verde Guatemala per la zona riservata all'assemblea e il marmo bianco di Carrara per l'area destinata al pubblico, che può accedere alla sala comodamente anche tramite il nuovo ascensore. I consiglieri prendono posto in banchi realizzati su misura in legno di rovere, abbinati a comode poltrone in similpelle di colore giallo paglierino, mentre un moderno controsoffitto, che riprende il disegno geometrico delle pedane, diffonde l'illuminazione, nasconde gli impianti di climatizzazione e ospita un grande telo retrattile per videoproiezioni e le tende di oscuramento automatizzate per le finestre.

Alzando lo sguardo, la caratteristica più distintiva del Salone si rivela nella sua maestosa controsoffittatura, riccamente ornata da lacunari quadrati contenenti eleganti motivi floreali in stucco. Esattamente al centro di questo elaborato soffitto trionfa il grande dipinto a tempera che raffigura la tradizionale Origine Storica di Afragola, un monumentale capolavoro realizzato dal pittore Augusto Moriani nel 1886 su commissione dell'allora sindaco Nicola Setola. Questa grandiosa opera rievoca il momento ideale e leggendario in cui re Ruggero II di Sicilia (il Normanno), a cavallo tra il 1139 e il 1140, dona le terre dell'agro afragolese ai suoi soldati veterani, mentre i coloni locali, tra cui spiccano alcune "madonne" di gusto rinascimentale, esultano per la venuta del re e gli rendono omaggio offrendogli delicatamente una rosa.
A completare e arricchire l'apparato decorativo delle pareti vi sono quattro pregevoli dipinti ad olio, posti come sopraporta, realizzati sempre dalla mano del Moriani nel 1886. Le tele immortalano momenti di vita quotidiana nelle piazze cittadine più importanti dell'epoca, incorniciate da una raffinata decorazione a motivi floreali in oro zecchino di vago stile Impero. Per conferire maggior risalto e respiro a questi slarghi, il pittore ha adottato una precisa scelta tecnica, ovvero l'allargamento del campo ottico, dilatando visivamente il raggio visivo per falsare le rigide prospettive reali e offrire una panoramica più ampia.
Piazza S. Marco all'Olmo:
Il dipinto immortala una delle piazze più antiche della città.Le modifiche urbanistiche successive sono state così sostanziali da rendere difficile il riconoscimento dello slargo odierno. La chiesa di San Marco Evangelista vi appare, infatti, ancora con la sua originaria facciata barocca e un ingresso sormontato da una piccola edicola. L'ambiente urbano pullula di personaggi in abiti d’epoca e i colori adoperati dal Moriani sono molto vivi, con toni realistici che si esaltano nel chiaro azzurro del cielo e nelle cromie dei palazzi.
A donare un tocco di spiccata delicatezza all'intera composizione vi è la figura di una mamma raffigurata mentre percorre serenamente la via mano nella mano col suo figlioletto.
Piazza CastelloPiazza Castello:
Questo dipinto offre una preziosa e fondamentale testimonianza storica, restituendoci un'immagine della piazza oggi non più riscontrabile a causa delle profonde trasformazioni subite dal maniero e dagli edifici circostanti.
Nella tela, l'ingresso della chiesa dell'Addolorata vanta ancora il torrione dell'orologio, che sarebbe stato abbattuto solo qualche decennio più tardi.
Parimenti, l'ingresso al castello e il fronte rivolto verso piazza San Giorgio si presentano senza le attuali sopraelevazioni.
La scena è sapientemente ravvivata da spaccati di vita quotidiana: vi si scorgono due giovinetti seduti a conversare, una donna affacciata a un balcone sul lato sinistro intenta a comprare verdura da un ortolano, e alcune donne con un bambino che sostano tranquillamente presso i piccoli alberelli piantati lungo il marciapiede.
Piazza BelvederePiazza Belvedere:
In questa veduta, l'area appare edificata esclusivamente sul lato destro, dove si riconosce senza indugio il palazzo Cocco, mentre sul fondo si intravede la mole a due livelli del palazzo Ciaramella. Tutto il lato sinistro della piazza risulta invece completamente inedificato, caratterizzato unicamente dalla presenza di un lungo e alto muro di cinta.
Il Moriani inserisce dettagli affascinanti che richiamano l'epoca della nascente modernità: vi si nota un tram a vapore e due persone in attesa vestite con eleganti abiti fin de siècle. La scena è baciata da una luce mattutina proveniente dal lato destro dell'osservatore, mentre sul tratto di strada che conduce a piazza Gianturco si intravede un piccolo gruppo di persone in movimento.
Piazza Santa MariaPiazza Santa Maria:
L'ultima tela è dominata dalla grande mole dell'omonima chiesa, fedelmente affiancata dal suo campanile a tre livelli scanditi da cornicioni in piperno, e sovrastati dalla caratteristica lanterna con cupoletta in maioliche policrome gialle e verdi. Sebbene il prospetto di Santa Maria sia essenzialmente quello che possiamo ammirare ancora oggi, nel dipinto è scomparsa l'edicola che un tempo sorgeva sulla destra, protetta da un'inferriata rossa.
I caseggiati che fanno da quinta alla scena raccontano il destino urbanistico del luogo: il fabbricato raffigurato sulla sinistra del tempio è stato demolito negli anni Sessanta e ricostruito con forme differenti, mentre il palazzo ritratto sulla destra, pur avendo conservato lo stesso aspetto immortalato nell'opera, versa oggi in pessime condizioni conservative.
La copertura è a tetto a due falde con struttura portante in legno (ad eccezione della zona sottostante la torre campanaria che è in putrelle e tavelloni), con manto impermeabile di tegole alla marsigliese.
La facciata è decorata con un rivestimento a blocchi alternati tra rustico e liscio, che copre il piano terra, gli angoli verticali, le colonne decorative e gli architravi delle porte. Le aperture delle finestre e il marcapiano sono incorniciati, mentre un cornicione in alto nasconde la grondaia del tetto. Al primo piano, le finestre sono adornate da timpani e balaustre, mentre al piano terra ci sono cancellate in ghisa. Le facciate che guardano verso il cortile interno sono più semplici, con un ritmo regolare di finestre, una fascia decorativa in rilievo, e un parapetto in lavagna per far defluire l'acqua.
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